Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo

Gandhi

Oggi, 15 novembre, per gli hindù é il Capodanno indiano, il Diwali. La parola “Diwali” tradotta significa “fila di luci” e in occasione di questa festa le famiglie attuano rituali di purificazione, rinnovano e puliscono a fondo la casa, il giardino, il corpo. Vengono cantati mantra e si fanno offerte alle divinità.

Diwali dura cinque giorni e ieri notte, nel quinto ed ultimo giorno dei festeggiamenti, quello della notte più scura, si é celebrata la Puja solenne (la puja é il rituale simbolico di offerta). Uno dei rituali più significativi di questa festa é l’accensione delle lampade ad olio, per illuminare le case, le strade, i templi. Una delle credenze tradizionali vuole che la dea Lakshmi si rechi nelle case illuminate per portare i suoi doni: fortuna, pace, armonia, salute. Milioni di candele vengono accese ogni anno in tutto il mondo per celebrare la vittoria della luce sull’oscurità.

La classe di questa mattina si é ispirata a Diwali, con l’intento di alimentare la nostra luce interiore e “lasciare andare” le ansie e le preoccupazioni con cui ognuno di noi ha dovuto fare i conti in quest’anno così difficile. Mettere da parte paura e sofferenza, portare luce in questo periodo oscuro e difficile, ritrovare forza e dare un senso a tutto quanto sta succedendo. E forse contribuire alla realizzazione di un futuro migliore, perché il contributo di ognuno di noi, unito a quello degli altri diventa qualcosa di grande. Come dice Svamini Hamsananda Ghiri,  “da una sola luce insieme, uniti nelle diversità, possiamo accendere milioni di luci per un futuro migliore” .

Con questo intento, abbiamo lavorato su una sequenza di “purificazione”. Con twists per eliminare “tossine” dal corpo fisico e blocchi emotivi in quello spirituale. Con posizioni di forza per incrementare il “calore interno” che brucia alimentato dal soffio di “ujjayi” a trasportare energia, scintillante e vibrante in ogni asana. Perché le posture sono un mezzo potente che abbiamo a disposizione per incanalare energia nuova e spazzare via quella esausta. E per farlo abbiamo lavorato lentamente, portando ossigeno alla nostra fiamma interiore, e giungere in pincha mayurasana, la posa della coda del pavone, ed essere luce. Qualcuno di noi ci é arrivato qualcunono, ma non é il risultato che conta. Aprirsi in questa bellissima asana di equilibrio sulle spalle non é semplice.

Il pavone é il simbolo della grazia rivelata, grazia che ci rivela la nostra essenza che é luce scintillante.

Buon Diwali yogi

torta allo yogurt con gocce di cioccolato

Quest’estate in un momento di mancanza di ispirazione ho chiesto alla mia amica Ilenia, bravissima ai fornelli, cosa aveva preparato per la colazione della sua numerosa famiglia. Lei mi ha risposto “la torta di yogurt, veloce e facilissima. ” Il facilissima mi ha attirata da subito perche’ ero in un momento in cui, io e i lievitati, non andavamo per niente d’accordo! Di questa torta esistono infinite varianti, ma io mi trovo bene con questa e l’ho “fatta mia”. La ricetta a cui mi sono ispirata modificando le quantità di zucchero e olio la trovate nel blog di Chiara Passion. Il bello di questa torta é che potete proporla in mille varianti, basta cambiare gli stampi per farla diventare una ciambella, dei buonissimi muffins (diminuite i tempi di cottura), o una torta d’effetto se usate uno stampo alto a ciambella come in questo caso. Inutile aggiungere che piace a tutti sia a colazione che a merenda.

  • 220 g di farina 00
  • 50 g di fecola di patate
  • 120 g di zucchero
  • 3 uova (temperatura ambiente)
  • 250 g di yogurt intero (temperatura ambiente)
  • 150 g di gocce di cioccolato
  • 100 g di olio di semi di arachidi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 1 limone buccia grattugiata
  • zucchero a velo

Sbatti le uova con lo zucchero fino a quando diventeranno chiare e spumose. Aggiungi yogurt, olio, la buccia grattugiata del limone. Mescola gli ingredienti liquidi e aggiungi gli ingredienti secchi, farina, fecola e lievito setacciati e il pizzico di sale. Mescola fino ad avere un impasto omogeneo. Imburra ed infarina uno stampo da 22-24 cm e versa l’impasto. Inforna in forno preriscaldato a 170° statico per circa 40-45 minuti, ma controlla sempre con lo stecchino prima di sformarla. Fai intiepidire e poi rovescia la torta su una gratella per farla raffreddare. Prima di servire, spolverizza con zucchero a velo.

note pranayama #ottobre

Il vostro corpo é prezioso. É il veicolo che vi consente di risvegliarvi. Trattatelo con cura.

Siddhartha Gautama

Dirgha – respirazione yogica completa. Questa é una tecnica base con cui iniziare ad impratichirsi prima di passare ai veri e propri esercizi di pranayama. Ci insegna a riempire in maniera consapevole i polmoni, sfruttandone per intero le diverse fasce. Possiamo immaginare il respiro come un onda, con movimenti discendenti ed ascendenti: dall’addome saliamo alla zona toracica centrale, e di seguito su fino alla zona clavicolare. Interveniamo sul respiro intenzionalmente ricevendone da subito i suoi benefici. L’effetto calmante che si produce con questa tecnica può essere d’aiuto per chi soffre d’insonnia.

Si respira dalle narici, assumendo una posizione comoda o da sdraiati. Il respiro va  eseguito con ritmo ma senza sforzi, gonfiando e sgonfiando l’addome come un palloncino. In questo modo facciamo consapevolmente lavorare il diaframma. Quando il nostro corpo ha interiorizzato questa prima fase possiamo passare alla seconda. Dopo aver inviato l’aria nella pancia proseguiamo nella zona più alta, espandendo la cassa toracica mediana in tutti i lati: aprendo le costole lateralmente, davanti e dietro. Anche qui respiriamo più volte ritmicamente fino a fare nostri e naturali questi movimenti. La respirazione é completa quando si arriva a riempire anche la parte alta dei polmoni, nella zona clavicolare. Continuiamo a respirare ritmicamente e senza sforzo portando l’attenzione sulle tre zone: seguiamo l’onda del nostro respiro, che arriva, riempie l’addome, il costato e “s’infrange” nella zona clavicolare per poi ritirarsi, dalla zona clavicolare fino all’addome. 

Buona pratica

ricominciare

Ecco qui, vi racconto un’altra novità: la mia prima diretta su Instagram! Ieri sera sono stata invitata da Aga Nowack – di lei vi ho già raccontato qui – per una chiacchierata sul “ricominciare”.

Uno dei miei mantra preferiti lo sapete é  “ogni giorno é un nuovo giorno” nel senso che  “ogni giorno é un nuovo inizio”. Dipende da noi, da che rotta vogliamo dare alla giornata e alla nostra vita. Senza bacchetta magica possiamo avviare dei cambiamenti anche piccoli, che una volta ripetuti diverranno significativi. Ho raccontato ad Aga, come nel mio caso il cambiamento sia avvenuto con lo yoga. Se avete letto la mia bio sapete che nella mia “vita prima” ero una libera professionista, un’architetto che cercava di lavorare nell’ambito dell’architettura sostenibile e molto del mio lavoro era in cantiere. Chiusa questa attività, inizialmente con dispiacere, molta apprensione e insoddisfazione, mi sono presa una pausa piuttosto lunga che é servita per elaborare il “lutto”, per farmi alzare le antenne e a posare i piedi su un tappetino di yoga. A piedi nudi é partito “il mio nuovo luminoso giorno”. Lo yoga é diventato “uno stile di vita”, mi ha spinta ad approfondire, a studiare e ad impegnarmi in un percorso profondo, lungo quanto la vita. Rimanendo “ricettiva”, approfondisco ed esploro. Sperimento. In questa circumnavigare ho incrociato Aga e il suo metodo. Ed io che mai avevo fatto un massaggio al viso e tantomeno avevo mai mostrato interesse per la cura di questa parte del corpo, mi sono detta, prova! 

La ginnastica facciale di Aga mi ha convinta perché l’ho trovata sincera ed in sintonia con le regole di condotta personale di uno yogi.  In particolare con due di questi insegnamenti: shauscha e samtocha. Shausha e’ il primo dei niyama, alla cui base c’é l’idea di prendersi cura del nostro corpo visto come un “tempio”, sia dal punto di vista fisico che mentale. La nostra “casa sacra” va pulita, purificata, rinnovata. Le impurità si rimuovono attraverso la pratica delle asane, una corretta igiene personale, e attraverso l’alimentazione che dovrebbe essere il più possibile salutare.  Praticando queste abitudini migliora la nostra esistenza e lo vediamo nel corpo che cambia, aumentando in forza e flessibilità. Nel viso, che si apre e risplende, e a cascata lo avvertiamo nell’umore. Nella mente la negatività lascia il posto ai pensieri positivi e ci sentiamo meglio, siamo più amichevoli e allegre. Impariamo l’accettazione e il cambiamento é avviato. Stiamo vivendo applicando santosha, la regola della “contentezza” della “gioia” della “felicità”. E’ dall’esperienza di accettazione della vita, di quello che siamo e di qualunque cosa la vita ci abbia portato o ci porterà che la vita cambia. Quando realizziamo che la vita é un processo, un’evoluzione, siamo spinte in modo naturale ad andare avanti e a non “mollare”. Abbiamo tra le mani la chiave di questo niyama, che ci insegna che proprio attraverso il potere della contentezza, la nostra vita e quella dei nostri cari migliorano. Ed é vero che la felicità é contagiosa. Provate a sorridere al vicino di casa! E raccontatemi.

Con amore 

Federica

asane yoga e paura

La paura e’ un atto di protezione. Una volta che ne facciamo esperienza la memorizziamo. Sta con noi, acquattata ma vigile. Osserva un gatto. Sta placidamente disteso ad occhi chiusi con la coda morbidamente in movimento. Appena fiuta che qualcosa non va scatta come un fulmine. Conosciuta l’esperienza della paura, il nostro corpo, se risponde bene, accusa il colpo, memorizza e poi si rilassa. Se invece lo stato di tensione e’ prolungato e non ci da tregua, non abbiamo pause per recuperare. Diventiamo come i gatti quando sono impauriti. Schiena curva, pelo ritto, occhi strabuzzanti, fiato corto. Ogni cellula del nostro corpo viene catturata dalla paura. Se non rispondiamo con un messaggio di calma lei continua a lavorare, a scavare. La paura cronica scava solchi che ci portano ad implodere. Le asane sono un modo per confrontarci con la paura, le fa riemergere in superficie. Su di me le inversioni sono il top per affrontarla. In un altro modo lo sono anche gli inarcamenti e le torsioni..…come dire…il lavoro non manca!

Sirshasana ha liberato il primo “brivido” imprigionato!  Staccarmi dal muro, sentirlo arrivare, e scendere lungo la schiena. Resistere, lottando con le paure, soccombere. Le prime volte ti fermi. Dietro di te c’e’ il vuoto e non ti lanci. Hai conquistato il bordo. Poi sul bordo dell’abisso ci torni e ci appoggi anche il piede,  ci respiri anche, e torni indietro in sicurezza. Poi riprovi. E poi, e poi. Ci sta anche che cadi. Ti rialzi e riprovi. E poi un giorno arriva il miracolo. La gamba ti tira su e arrivi in cima, respiri, prendi il controllo per quei due secondi e senti scendere in te la pace nei tessuti fino all’anima. La stabilita’ e la calma, finalmente! Per poco ma c’e’ l’hai fatta.

Puoi fare un passo in avanti. Di passo in passo, sono arrivata a sirshasana 2, partendo da prasarita padottanasana. Altro step, altre oscurità da portare in luce . Altri misteri. Li’ senti che le gambe volano. E se hai paura di volare… ci devi mettere presenza, controllo, intenzione. Ho iniziato a lavorarci da sola, perche’ insieme agli altri in classe mi bloccavo per paura di cadere e invadere il tappetino degli altri. Ahimsa sempre. Parlo dei “bei tempi andati”…quando si praticava in classi affollate, mat contro mat, con scambio attivo di prana….

pre-covid insomma… e comunque il brividino blu ogni tanto rispunta…

meditation challenge

Ho iniziato oggi la mia prima challenge. Lanciata su Instagram dalla Baliyoga community consiste in 21 giorni di meditazione recitando il Gayatri Mantra. Il mantra va ripetuto 108 volte, perché questo numero é considerato sacro per molte religioni e tradizioni orientali. I mala – rosari tibetani – sono formati da 108 grani. La distanza del sole e della luna dalla terra è 108 volte il loro diametro. 108 sono i Pitha – centri sacri – sparsi in India. E 108 sono anche le qualità del Buddha.

Se vuoi unirti alla challenge ti basta ritagliare una mezz’ora del tuo tempo da dedicare alla tua crescita interiore e spirituale. Seduta a gambe incrociate, chiudi gli occhi e ripeti il mantra.

Se vuoi essere sicura di recitarne 108, puoi utilizzare un mala. Per ogni grano si recita un mantra.

Se non lo hai, prendi due tazze e in una metti 108 semi (ceci, fagioli, soia, perline). Tieni le tazze vicino a te in modo che siano a portata di mano. Per ogni mantra recitato sposti il seme dalla tazza piena alla vuota. 

Ci prepariamo all’equinozio del 21 Settembre, in cui entreremo nella stagione autunnale, giorno in cui nella tradizione yoga si praticano 108 Saluti al sole.

Il testo del Gayatri e’ questo: 

Om bhur bhuvah svah

tat savitur varenyam

bhargo devasya dhimahi

dhiyo yo nah prachodayat

Se hai un profilo Instagram unisciti alla challenge postando una tua foto (nelle storie  o nel tuo profilo) con gli hastag  #meditation  #baliyogachallenge #fede_yoga_

Con amore Federica

face yoga

sono bellissima, sono perfetta così come sono, mi voglio bene

Aga Nowak

Quante cose sono cambiate da un anno a questa parte? Vi ho in parte già raccontato, forse non in dettaglio, della mia evoluzione, delle persone che sono entrate e uscite dalla mia vita, delle cose che ho abbandonato e del nuovo sopraggiunto. Questa che racconto oggi é una delle cose che merita di essere raccontata. 

L’antefatto si svolge in una Milano pre-covid. Arrivo nello studio di yoga dove avrei dovuto fare l’ultima  delle mie ore in presenza coadiuvando l’insegnante con gli “adjstment” appresi da Doug Swenson durante il suo teacher training. Conosco Stefania, che quel giorno sostituiva Simona Tarabini per un imprevisto dell’ultimo minuto, e la seguo condurre la sua lezione di vinyasa flow. Saluti e baci e si rientra.

Cambio di scenario. Genova. Lock-down. Interno casa. Cellulare “rovente”.  Uso più spesso Instagram e le sue “dirette” che in quei giorni erano uno dei riti quotidiani. E becco per caso Stefania che conversa con una bella ragazza bionda. L’argomento non era lo yoga ma il viso, ma le due cose sono connesse. Non avevo capito granché perché la conversazione era ai saluti. Incuriosita, ovviamente, le scrivo subito. Lei mi invia una foto che la ritrae prima e dopo il corso, foto che trovate pubblicata nel profilo Instagram “Faceup.club”, e mi racconta il metodo di Aga Nowak. Un metodo assolutamente naturale. Niente robe strane. Nessun attrezzo se non, olio naturale per il viso e una cannuccia. Costanza ed esercizi. Per i muscoli del viso e del collo. Stefania mi spiega con qualche vocale per far prima, e mi rimanda a visitare profilo e sito web. In cinque minuti decido. Acquisto il corso Faceup – piu’ bella in quattro settimane – ed entro nel Faceup Club.

Per iniziare documento “il prima” con un primo piano del viso, poi inizio il corso insieme a mia mamma, dato che in quel periodo eravamo recluse insieme. Inserisco gli esercizi di Aga nella mia routine quotidiana: sveglia 6:15, due bicchieri di acqua calda, la mia pratica Mysore sul tappetino yoga fino alle 8:00, doccia, colazione e “face up”, 30 min.

Costante e motivata, eseguo gli esercizi tutte le mattine per le quattro settimane del corso. Con mia mamma ci divertiamo pure. Tante le risate che ci aiutavano anche, perché sdrammatizzare ci faceva pure stare meglio. Durante gli esercizi ci sono espressioni buffe e quando sei in coppia la risata parte di sicuro! Tra l’altro avevamo anche il pubblico del cantiere di fronte al nostro palazzo; ma chissene….La routine giornaliera é suddivisa in quattro video. Una base musicale accompagna le spiegazioni chiare e semplici di Aga che esegue con te gli esercizi. La sessione cambia settimanalmente e si concentra su una parte del viso in particolare, che viene stimolata attraverso esercizi mirati. La struttura della classe quotidiana rimane invariata : risveglio, riscaldamento, esercizi, rilassamento.

I miglioramenti si vedono subito dopo i primi giorni, e alla fine delle quattro settimane sia io che mia mamma eravamo decisamente soddisfatte. Perche’ sei tu, ma sei diversa. La foto centrale, scattata dopo una notte insonne testimonia il cambiamento alla fine della quarta settimana. 

Dato che e’ una ginnastica non puoi abbandonare la pratica. Io in attesa che escano i video del corso avanzato, continuo con gli esercizi, almeno 3 giorni a settimana. La foto a destra é di oggi. A parte l’abbronzatura leggera che già di per se dona, che ne dite?

note_pranayama #agosto

penetra in ogni particella del tuo respiro, segui l’onda del tuo oceano

Hai mai provato ad osservare il tuo respiro? Una delle cose che facciamo durante le classi online di pranayama e’ proprio quello. Ci prendiamo mezz’ora di tempo per respirare consapevolmente e meditare. Facciamo esperienza “osservando il respiro”, “seguendo il suo fluire naturale” perché, respiro dopo respiro, si possa attivare una trasformazione. 

Osservare il respiro e’ un po’ come tornare indietro nel tempo. Un viaggio dall’esterno all’interno, verso i nostri primi mesi di vita, quando tutto ha avuto inizio, in quel magma liquido dove abbiamo preso forma; a tu per tu con i primi battiti e i primi respiri. Stiamo respirando e ne diventiamo consapevoli. 

Stiamo mettendo in essere un processo che ci porterà a migliorare il nostro stato mentale e la nostra salute. Perché mente e respiro sono in connessione. Le sensazioni e le emozioni che viviamo quotidianamente ne influenzano il ritmo che cambia al loro variare: quando siamo sotto stress, agitati o spaventati siamo in affanno con il respiro corto, mentre quando siamo rilassati il respiro e’ calmo e stabile. Queste azioni sono controllate dal sistema nervoso. Il sistema nervoso parasimpatico, responsabile del recupero, del riposo e della digestione, agisce calmandoci; mentre il simpatico si attiva nelle situazioni di pericolo, preparandoci alle reazioni “attacco-fuga”. Quando siamo in stato di allerta pronti a reagire in nostro corpo e’ super attivo: le pupille si dilatano, il battito cardiaco accelera, ai muscoli arriva più ossigeno, la pressione sanguigna aumenta, i polmoni fanno passare più aria. L’apparato digerente smette di colpo di funzionare. Siamo in tensione come la corda dell’arco pronta a lanciare la freccia. Se queste situazioni di “tensione” si presentano con regolarità, perche’ per qualche motivo non riusciamo a superare/controllare queste emozioni, siamo in perenne stress. La mente porta il corpo nella situazione di reazione e il corpo può assumere posture rigide che, se ripetute nel tempo, si trasformano in rigidità muscolari stabili.

Il pranayama – e lo yoga – ci vengono in aiuto per evitare o per sbloccare queste rigidità, invitandoci a respirare correttamente e a controllare lo stress. I benefici li sentiremo sul piano fisico con un maggior afflusso d’ossigeno, l’abbassamento della pressione arteriosa e del battito cardiaco, l’apparato digerente rilassato lavorerà al meglio perciò accumuleremo energia. E sul piano psichico, dato che miglioreranno le condizioni mentali ed emozionali. Inoltre, assumendo maggior quantità di prana garantiremo integrità ed equilibrio al nostro corpo pranico. 

Qualche nota per iniziare:

  • inizia il cammino sapendo che il pranayama diventerà un abitudine di vita, quindi non affrettarti ad eseguire pratiche difficili finché non sei pronto. 
  • quello che è necessario è adottare una certa disciplina e soprattutto mantenerla. Inizia con 10-15 minuti e con il tempo pratica una mezz’ora
  • •  sii costante
  • respira senza sforzi 
  • corpo e mente “rilassati”, colonna vertebrale allungata
  • pratica a stomaco vuoto – anche vescica e intestino dovrebbero essere svuotati
  • pratica in un posto pulito arieggiato e silenzioso
  • pratica seduto a gambe incrociate; all’inizio puoi praticare sdraiato (in shavasana)

Con amore 

Federica

latte di mandorle home made

100 g | mandorle
1000 ml | acqua
1 cucchiaino | olio di cocco (facoltativo)
2 cucchiaini | zucchero o altro dolcificante

Inizia con il tenere le mandorle in ammollo in un vasetto pieno d’acqua per qualche ora. Si ammorbidiscono e si reidratano. Quando le mandorle sono belle gonfie, butta via l’acqua dell’ammollo. Puoi utilizzarle con la buccia, ma personalmente preferisco impiegare dieci minuti in più ma sbucciarle. La buccia dopo l’ammollo, verra’ via in un attimo.

A questo punto metti le mandorle nel frullatore con il cucchiaino di olio di cocco e il dolcificante e inizia a frullare aggiungendo l’acqua a filo. Frulla bene, per qualche minuto, in modo che le mandorle siano completamente frantumate e non siano percepibili a vista e al palato. Se vuoi un liquido leggero e omogeneo devi filtrare il latte.

Lo fai riposare per qualche ora in frigo e poi lo filtri utilizzando una bacinella e un colino sottile ma ampio. Puoi usare anche uno scolapasta foderato con un canovaccio pulito o una garza in modo che sia semplice separare il latte dalla polpa di mandorle. Strizza bene quello che rimane nella garza, in modo che tutto il liquido scenda nella bacinella.

Se hai un estrattore puoi versare le mandorle nell’estrattore un po’ alla volta insieme all’acqua pulita. Non serve sbucciarle. Utilizza il colino sottile e ripassa all’interno dell’estrattore lo scarto con un po’ di latte di mandorla per re-inumidire il composto.

Io solitamente dimezzo le dosi, non uso zucchero e non filtro! Frullo bene e imbottiglio il latte cosi’ com’e’. L’okara si posa sul fondo (l’okara e’ la parte solida che rimane alla fine) ma a me non da fastidio. Quello che rimane lo raccolgo e lo utilizzo per preparare il budino con i semi di chia. L’okara puoi utilizzarlo per fare gli impasti di torte e biscotti, oppure per un formaggio vegano se hai lasciato il latte naturale senza addolcirlo. Non buttarlo.

Una volta imbottigliato, riponi il latte in frigo. Consumalo al massimo entro 3 giorni.

Buona colazione!

note_pranayama #luglio2020

Nei mesi passati in casa, durante il lock-down, ho proposto alle amiche yogine classi gratuite di pranayama. Abbiamo stabilito tre sessioni di una mezz’ora alla settimana, per dare continuità, creare momenti di concentrazione e distaccarci dalle preoccupazioni.

Sin dal primo giorno e dalla prima pratica online, i feedback che ho ricevuto sono stati incoraggianti. Alcuni incontri hanno visto riunite mie amiche, talvolta con le loro figlie in collegamento da paesi diversi dall’Italia. Tutte insieme per respirare e muovere energie praniche, consapevolmente. Le vibrazioni erano percepibili anche online! La cosa entusiasmante per tante di loro é stato realizzare che le sensazioni di sollievo e calma erano ben percepibili e immediate.

Tanto che, anche adesso che la nostra vita é ripresa a ritmi e abitudini quasi normali, ho mantenuto questi appuntamenti, perché la pratica costante del pranayama oltre a creare uno stato emotivo più sereno porta benefici anche nelle pratiche di vinyasa, favorendo lo “stare con agio” nelle asane e il “movimento in sincronia con il respiro”.

Prima di iniziare con il pranayama vero e proprio, ti suggerisco di lavorare semplicemente con il respiro. Ci sediamo nella nostra seduta preferita, la colonna vertebrale ben eretta, testa in equilibrio ed entriamo in osservazione del respiro. Lo seguiamo coscientemente, registrando le sensazioni dell’aria in entrata ed in uscita dalle narici. Se hai piacere assumi con entrambe le mani Jnana mudra, come nella foto.

Prova a far salire il respiro dalla base della colonna alla sommità della testa, ed espira lentamente sempre dal naso seguendo il respiro lungo la sua discesa, dalla testa e poi giù lungo la colonna vertebrale, fino alla tua base, ai muscoli e alle ossa del bacino, all’osso sacro. Cerca di stare concentrata sul respiro, che é dolce, silenzioso, calmo e profondo. Espanditi portando il respiro negli organi di tutto il tronco, senza forzare. 

Per calmare la mente e lasciare i pensieri fuori da questo momento di pausa solo per noi, puoi respirare recitando un mantra. Il più semplice é il mantra Om. Puoi recitarlo inizialmente ad alta voce e poi portarlo all’interno ripetendolo silenziosamente. Lo puoi ripetere ad alta voce al termine della tua sessione sul respiro, a cui potresti dedicare inizialmente cinque minuti alla mattina, appena sveglia e cinque alla sera, prima di dormire.

Sii costante nella pratica, e se hai piacere, raccontami le tue impressioni. E se vuoi praticare il pranayama con me collegati alle mie classi online.

Quando, giorno dopo giorno rinnoviamo un esercizio, fino a padroneggiarne la tecnica, l’ego passa in secondo piano e lascia il posto al nostro essere essenziale, che penetra poi nella nostra coscienza.

K. Graf Dürckheim