È passata una sola settimana, sono in campagna, a pochi km dalla tenuta che ci ha accolte venerdi’ scorso. La temperatura è ancora mite, ma tutto e’ cambiato. Anche i miei capelli sono più corti, e i pensieri viaggiano veloci.
Cosa rimane tra le pagine di quei giorni vissuti insieme? Ognuna di noi avrà la sua risposta che è un bene mantenere segreta, in questo mondo, dove tutto e’ parlato e spiegato si perde il mistero della pratica, che e’ cosa viva e preziosa e diversa per ciascuno di noi. Ognuno ha il suo percorso, ogni respiro e’ una sorpresa.
C’è qualcosa di profondamente intimo che ci muove verso cose e persone e verso i luoghi. E che ci guida nella pratica. Ieri durante una classe e’ riaffiorata la frase di un maestro, quelli che illuminano e arrivano diritti al cuore. “Tornare al campo base”.
Il campo nella pratica e’il corpo, ma anche la mente, la capacita’ di ascoltare, di indagare il territorio, di arrendersi al mistero. Tornare al campo base, e’ anche tornare in un luogo emotivo in cui ti senti al sicuro. Puoi stare nella sensazione interiore di accoglienza. E’ un luogo in cui puoi restare. Luogo intimo, personale, inviolabile. Non racconterò quindi cosa è successo in questi in questi tre giorni di esplorazione. Lo yoga non e’ un’esperienza da raccontare. Ognuna di noi serberà nel cuore il proprio girovagare nel suo territorio yogico, lo spazio rivelato, infinito e unico. Il gioco della coscienza attraverso le forme infinite di Shiva nella sua danza.
Grazie a tutte per l’enorme privilegio che mi avete concesso.
Settembre è arrivato, con il suo invito silenzioso a ricominciare.
Non è solo il ritorno alla routine: il 1° settembre e’ una data simbolica, che per me ha più valore del capodanno. È il momento in cui rallento, annuso le sensazioni emerse in agosto – che é anche il mese del mio compleanno – come se annusassi il profumo di un cesto di frutta matura per conservarne il ricordo che riemergerà nei mesi invernali. Raccolgo propositi e le intenzioni che affiorano al cuore, lascio spazio ai desideri che vorrei veder fiorire in nuove abitudini. Le scrivo come note a margine tra le pagine della mia agenda mentale. Sono piccole cose, alla mia portata: creare rituali per dormire bene, aggiungere alla mia dieta ancora più frutta di stagione, cucinare con regolarità e varietà (meno insalate e mozzarella) praticare yoga con ancora più costanza ma ascoltandomi, concedermi un fine settimana in un luogo che mi chiama da tempo – il posto é un segreto che non rivelo. Ma soprattutto dire qualche no!
E voi come me desiderate un’ultima gita al mare? O preferite una passeggiata tra i vigneti che cominciano a tingersi di colori autunnali?
Qualunque desiderio abbiate, settembre ci ricorda che ogni giorno é un buon momento per iniziare. Come scriveva Thich Nhat Hanh:
“Ogni mattino è una nuova nascita: chiudi gli occhi per un istante e senti la gioia di ricominciare.”
Io questa rinascita l’ho vissuta sulla mia pelle, a metà agosto.
É stata un’estate diversa dalle altre quella appena trascorsa, segnata da una malattia non grave, che mi ha fortemente debilitata. Il malessere non mi ha colta di sorpresa, si è intensificato poco a poco, con sintomi generici. Mi sentivo molto stanca e debole già al mattino, ma ho mantenuto gli impegni: le lezioni in studio, la mia pratica personale – anche se sempre più leggera – qualche uscita serale con le amiche.
Dopo un ritiro a metà giugno – la pratica é sempre stata il mio sostegno anche nei giorni più incerti – mi ero persino illusa di stare meglio. Invece un batterio, silente ma disturbante, si era fatto strada sovrapponendosi ad un infezione virale che aveva indebolito le difese del mio sistema immunitario. Non lo sapevo ancora e ho cercato di vivere la mia vita con questa nuova compagnia. Ho partecipato con entusiasmo alla Charity Dinner #iorespiroiovivo ad Acqui Terme per la Fondazione Fibrosi Cistica, a cui era presente il presidente Matteo Marzotto. Una serata di beneficenza ma anche un appuntamento mondano che non volevo assolutamente mancare. E poche ore dopo ero in viaggio verso la Grecia, con il desiderio di divertirmi tra spiagge e nuotate, lasciando da parte le preoccupazioni per gli accertamenti medici che avrei dovuto fare al mio rientro.
In Grecia però la situazione è precipitata e al rientro a Genova sono stata ricoverata in ospedale. Finalmente una diagnosi, e con la diagnosi la cura. Una dose massiccia di antibiotici e tanto riposo. Ero sottopeso, le energie al minimo e “l’umore blu”.
La cura richiede tempi lenti
Il riposo tra le colline acquesi, seguendo le prescrizioni degli specialisti, é stato la mia medicina. Giorni fatti di silenzio, letture, messaggi e telefonate a cui finalmente riuscivo a dedicare del tempo. Tan sempre accanto a me. Nessun lavoro in giardino, non avevo ancora recuperato le forze necessarie. E proprio quando pensavo che l’estate scivolasse via cosi, in questo dolce far niente, il mio corpo ha iniziato a rispondere, sorprendendomi. Un passo alla volta, giorno dopo giorno ho cominciato a sentirmi meglio e i desideri sono riemersi.
Si avvicinava la data del ritiro estivo – mi ero iscritta mesi prima – ritiro a cui tenevo tantissimo, ma da affrontare in salute, non certo nelle mie condizioni. Mi ero detta, decido l’ultimo giorno!
Sono partita, ed e’ stato un regalo. Una settimana inaspettata a Caprino Bergamasco, ad imparare, a prendermi cura, a ri-creare i rituali della pratica guidata dal mio maestro. Lì ho condiviso la stanza con due medici e dopo quello che avevo passato, la cosa mi è sembrata quasi ironica, o un segno del destino… Grazie a Francesca e Antonella il mio soggiorno é stato ancora più sereno. Ho condiviso con loro le mie preoccupazioni e il racconto di quanto era successo, e le paure sono scomparse tra chiacchere e camminate. Mi sentivo bene, tranquilla. Come il sole all’alba é tornata la voglia di mare.
Ed é anche arrivata l’occasione: qualche giorno a Santa Margherita Ligure da mia mamma, con una visita alle cinque terre. Tra le creuze di Monterosso e le stradine di Santa Margherita, sono riaffiorati i ricordi di gioventù ed ho ritrovato la leggerezza che era mancata in Grecia. Ho nuotato, ho camminato per 8-10 km senza fermarmi: qualcosa che credevo impossibile dopo mesi così duri. Mi sono commossa, perché era come riabbracciare una parte di me che pensavo perduta.
Tornare con nuova energia
Si riparte, di nuovo in città, al lavoro che amo: lo yoga con voi.
Dal 1° settembre, riprendono le lezioni. Mi trovate da:
• Healthyoga (via XX Settembre 30, Genova)
• lunedì ore 19:30
• mercoledì ore 13:00
• giovedì ore 9:30
• in Salita Viale
• martedì e giovedì ore 13:15 e 18:30
da ottobre anche una nuova classe di yin/restorative il mercoledì alle 11:00.
In più vi ricordo il ritiro a Monastero Bormida – re·stare retreat, il 12-13-14 settembre. Tre giorni insieme a Stefania Caliandro per immergerci nel silenzio, nella natura e nella pace di questa dimora del 1600.
Si dice che:
“Ogni volta che torniamo da un dolore, torniamo nuovi, come alberi dopo la tempesta.”
Questa frase racchiude in pieno il senso della mia estate: che é stata lunga e difficile, e in cui a tratti, mi sono sentita fragile, ma ha avuto anche la capacità di sorprendermi con tanti bei momenti. Mi ha donato tempo, maggiore consapevolezza e forza. Con rinnovata vitalità sono pronta a ripartire.
Vi aspetto sul tappetino, e magari anche al ritiro.
Tutto ciò’ che nel disegno divino e’ destinato a noi germinerà con la naturalezza di un respiro profondo, quella stessa che ci riporterà nei luoghi che ci sono cari, quelli in cui ci sentiamo a casa.
Lo stile di vita con cui ognuno di noi e’ costretto a fare i conti ci spinge e sollecita in continuazione verso cose ed oggetti da raggiungere, esperienze sempre più’ sberluccicose da vivere. E’ una continua lotta per quello che non c’e’. Viviamo i nostri giorni nella mancanza e nella separazione. La distanza come leitmotiv. In realtà quello che e’ destinato a noi, si accorda a noi con naturalezza, senza separazione, si ha lo stesso passo.
Io e Stefania cosi’ come ognuno di noi, seppur con pesi diversi perché, parafrasando un celebre incipit* le sofferenze non si assomigliano mai, abbiamo saggiato le nostre fragilità’ e ad un certo punto della vita “ci siamo arrese”. Ferme, inerti, annichilite, senza risposte. Come piante che perdono la parte aerea e spariscono completamente e appaiono secche, morte. In questo tempo di stasi, di quiete, si affidano. Stanno in un limbo, in una soglia, in penombra.
Ci siamo affidate, continuando a danzare nell’incertezza dell’esistenza, cercando luce.
Abbiamo lasciato fare alla vita.
Nei testi classici dello yoga troviamo la descrizione di questo stato, mi riferisco agli scritti di Patanjali, agli strumenti che la sadhana ci offre per evolverci spiritualmente. L’ultimo atto dei niyama, “l’ultima spiaggia”, é la “resa”, é īsvarapraṇidhāna**. E’ l’atteggiamento dell’affidarsi al sacro, al divino, quello stato naturale che avviene quando si sta nella disponibilità’, quando si rimane nella “non risposta”, nella non reazione, nell’ascolto, quando ci si affida agli aspetti sottili, quando, in ultimo, si riconosce una potenzialità che non dipende da noi. Ci si apre al rito, all’azione corporea (kriya) fisica, che favorisce l’aspetto devozionale (rituali, preghiere etc). Si ritorna, al silenzio, atto sacro, immateriale, interno, invisibile, indicibile.
Le piante sono grandi maestre da cui imparare, sanno stare, sanno restare.
Le loro radici affondano nel terreno con un centro vigoroso, forte ed evidente, si assottigliano sempre più , diradandosi via via attraverso piccoli e delicatissimi filamenti (sūkṣma, sottile, delicato) i “peli radicali” , sostegno e canale di nutrimento, in cui prende corpo la forza necessaria per (ri)tornare in piena luce.
La fiducia, é la chiave.
Ci vogliono forza e fiducia per abbandonarsi al mistero, ma anche per vivere ogni atto della vita ordinaria. Fiducia é aprirsi agli altri, é affidarsi all’autista del bus che ci conduce al lavoro, al cuoco del ristorante, nella cura del medico. Fiducia nel proprio corpo, delle sue capacità di esserci in ogni atto della vita (respirare, camminare, scrivere, pensare, parlare, giocare…). Non c’é certezza di successo nella fiducia. Fiducia é comprendere che c’é un disegno più grande di noi, e che nel tratto a matita non ci sono solo cose belle e piacevoli.
C’e’ un fiore bellissimo, profumato e colorato che dalle profondità della terra non si vede. Ogni vita, ogni radice, ogni pelo radicale, ognuno di noi, é potenzialmente un fiore. Sta a noi, dargli gli strumenti e il nutrimento per sbocciare bello e sano. Sta a noi esprimerci in modi eleganti e dignitosi, vivere e crescere in un percorso luminoso e di grazia. Sta a noi coltivare il terreno, renderlo fertile, e re•stare in ascolto. Sta a noi affidarci con fiducia al mistero della vita, e sta a noi, condividere con gli altri le grazie ricevute. Sta a noi tornare in quei luoghi che non si cercano. Che hanno il sapore dell’abitare. Dei luoghi che accolgono, che non hanno lo sfavillio luccicoso dell’esotico. Quei luoghi che hanno il sapore di un dono sincero e prezioso, come il respiro, o un abbraccio amico.
Queste le intenzioni alla radice del nostro re•stare, del kṣetra (campo) in cui radicheremo.
“Yogaḥ citta-vṛtti-nirodhaḥ”Il metodo che volge all’arresto definitivo del vorticoso plesso delle cognizioni (cittavṛtti) — Yoga Sūtra di Patañjali, I.2 Traduzione Federico Squarcini
Se queste parole risuonano nel tuo cuore come un’intuizione, quella sottile dell’affidarsi, allora è il momento. Quello di incontrarsi, lì dove il respiro e’ pace e il cammino si fa abitare.
Note: *Lev Tolstij, Anna Karenina, “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice é infelice a modo suo” **L’ascesi fervente (Tapas), lo studio in proprio (Svadhyaya) e la dedizione al dio (īśvara) sono [i principali ambiti in cui il metodo è messo in pratica (kriyāyoga). īśvara nell’induismo, é uno dei sinonimi di «signore, dio», adoperati dagli adoratori di Śiva per indicare l’Essere supremo, considerato come creatore, distruttore e rigeneratore dell’universo .
Questo verso di Alfred Tennyson incarna profondamente le sensazioni percepite durante questi giorni di “espandere retreat”. Incarna quell’anima degli accadimenti che non si può spiegare a parole.
Corpi in movimento, respiri come aria che alimenta il fuoco, che plasma forme, masse incandescenti e poi fredde, magma che nel suo processo scioglie, addensa, cristallizza e consolida generando nuove forme di noi, nuove parti in luce e nuove ombre su cui lavorare.
Nonostante le differenze, le resistenze, gli attaccamenti. Nonostante quegli antarāyā (gli ostacoli) che appesantivano il bagaglio del viaggio in ognuno di noi. Nonostante.
Quello che non si può spiegare lo portiamo nello scrigno dei nostri cuori, nelle nostre anime, come vibrazioni della sādhana riverberate nei silenzi condivisi, nei lampi di realtà che ci hanno illuminato, nelle emozioni che riportiamo con noi, nelle nostre vite ordinarie.
La magia che accade talvolta, qui si é resa manifesta, tangibile, nella connessione autentica, nelle vibrazioni delle sillabe sacre (((om))) che ci hanno uniti in una forma completa, il cerchio.
Qualcuno forse non é riuscito ad abbandonare del tutto i suoi pesi, o li ha ripresi poco dopo l’intervallo delle pratiche.
Nonostante. Si é resa manifesta una situazione di accordo, anugunānām, un accordo in risonanza tra di noi.
Ognuno di noi parte attiva del rituale, attraverso il corpo, la mente e il respiro, i gesti consapevoli e profondi praticati in pienezza, gestualità autentica densa di significati e fiducia nel processo, nella capacità trasformativa della sadhana, del rituale.
E forza. Quella forza del virā (eroe), che contempla in pace e non ha paura del sacrificio, del tempo (kāla), sa aspettare, sa colpire quando é tempo di lottare. Ha la forza per sostenere ciò che é scomodo, ciò che ci ribalta completamente e sembra spezzarci.
C’é quel bellissimo mito indù sulla zangolatura dell’oceano che rappresenta il continuo lavoro da fare su se stessi, la sadhana. Dal rimescolamento, (con la pratica) emergono i frutti, l’amṛta, il nettare che dona l’immortalità. Ma emergono anche i veleni. Solo quando siamo disposti ad accettare ed accogliere il veleno può avvenire il processo di trasformazione. (*)
Non é un lavoro facile. Si fatica ad abbandonare le vecchie risposte, gli schemi consueti di reazione, le difese costruite nel tempo, le sicurezze acquisite. Ma quando ciò accade, quando il cuore si apre all’ignoto, alle persone, ai luoghi, ai sapori, allora si da spazio alla possibilità del cambiamento. Si ha accesso all’espansione. Si creano ponti. Si creano connessioni.
I suoni vibranti del respiro, hanno tracciato passaggi tra il visibile e l’invisibile in ciascuno di noi. Rivelato in un lampo ciò che non siamo. Le antara vritti, (le onde di pensiero interne) si sono fatte più luminose, più leggere, come le acque placide e trasparenti del Lago Maggiore che abbiamo contemplato dall’alto. In quella quiete placida sono affiorate emozioni profonde, sapori (rasa) liberi dai condizionamenti. Stupore e meraviglia.
La pratica é stata ritmo, canzone, si é fatta melodia. Senza separazioni, senza confronti, senza invidie, senza competizione. Si é fatta dono.
Questa é la forza del praticare in un retreat.
Chi c’era si é messa in gioco, nella tolleranza, nell’ascolto nel cambiare abitudini, cibo, parole. Ha comunicato nei silenzi, nei gesti, nella presenza e nelle assenze.
Cosa portiamo a casa con noi?
Noi siamo rientrate ispirate, illuminate dalle vostre luci che conserviamo nel cuore e piene di bellezza che siamo pronte ad offrire e diffondere pur consapevoli di tutti i nostri limiti. Consapevoli di far parte di qualcosa di bello, di essere state silenzio e risate, stanchezza e sostegno.
Noi con voi, voi con noi. Insieme, noi.
Con amore, federica&stefania
(*) Nel mito del frullamento dell’oceano i “deva” (esseri divini) e gli asura (esseri demoniaci) si alleano per agitare le acque dell’oceano cosmico e recuperare l’amṛta, il nettare dell’immortalità. Dal caos e dalla fatica emergono doni preziosi, ma emergono anche i veleni. Siva per salvare l’umanità dagli asura, che hanno avuto accesso al nettare, beve il veleno, diventa Neelakantha, dalla gola blu e sconfigge gli asura. La zangolatura dell’oceano è una metafora del processo di separazione del bene dal male, del puro dall’impuro, dalla verità e l’illusione, e può essere interpretata come un’allegoria del percorso spirituale yogico verso l’illuminazione. Solo ingoiando il veleno si può guarire.
e perció siamo in grado di dire: “Ebbene sì, sono anche questo”
U. Galimberti
Sono partita da Genova con la pioggia scrosciante ed arrivata nella capitale che mi ha accolta con la sua vibrante energia primaverile! Roma era in fermento, popolata come sempre da visitatori di ogni nazionalità, attratti dalla sua bellezza senza tempo e dai numerosi eventi del weekend. In questo scenario dinamico, nel cuore del quartiere Monteverde, un gruppo eterogeneo di yogini si è ritagliato uno spazio di ascolto e presenza, partecipando alla mia masterclass di vinyasa krama.
Ascoltare per conoscerci meglio, per esplorare le nostre ombre e rompere gli automatismi con cui viviamo e ci relazioniamo. La pratica dello yoga, se sincera e costante, ci offre questo potere trasformativo. Ci insegna a riconoscere i nostri limiti senza subirli e a prendere coscienza della nostra forza, quella autentica, che non è arroganza. È nel respiro profondo, nei silenzi che temprano, tra un movimento e l’altro, nelle pause tra i respiri, che possiamo davvero sentire chi siamo, cosa ci serve e cosa possiamo lasciar andare.
Per allinearci con l’energia dentro di noi e connetterci con le forze cosmiche e naturali, abbiamo esplorato tecniche di respiro e l’uso dei bandha. La respirazione profonda e consapevole (ujjayi), mantenuta durante la pratica, ci ha guidato nel trovare agio nelle posture e nei movimenti fluidi del vinyasa. In ogni respiro, abbiamo colto il senso del cambiamento, il processo continuo che ci muove anche quando restiamo immobili. Non c’è rigidità nella forma, perché siamo energia. E quando abbandoniamo lo sforzo, scopriamo la forza della resa, che non è debolezza ma fiducia. È lì che sperimentiamo la nostra vera potenza, le nostre siddhi, il nostro potere interiore.
Seguendo gli insegnamenti di Patanjali, abbiamo vissuto il principio di sthira sukham asanam: una postura non è solo una posizione del corpo, ma uno stato dell’essere. Stabilità (sthira) e comodità (sukha) coesistono in equilibrio, in un’armonia tra impegno, rilassamento e abbandono.
La classe si è conclusa con una meditazione sulla “geografia energetica del corpo”. Paure, desideri, bisogno di controllo o di libertà: la mente modella il corpo. Dolore, traumi, malattia scavano solchi, plasmano la nostra postura, la nostra essenza. Attraverso il respiro, abbiamo diretto l’energia verso le zone in ombra, accolto le emozioni emerse e lasciato andare ciò che ingombra, creando spazio per la gioia. Questo è stato il nostro viaggio nel corpo, accompagnato dal canto primaverile degli usignoli tra i rami degli alberi che circondano la palazzina che accoglie la shala. La pratica scardina, apre varchi, trasforma.
Grazie a tutte le yogini che hanno condiviso con me questa bella mattinata romana e grazie a Valeria Messina che mi ha portata in questo luogo magico.
L’ordine in cui si effettuano le posizioni in una seduta di asana non é arbitrario. (…) Gli asana sono un pó come lettere dell’alfabeto. Quando sono messe una dietro l’altra senza senso non producono alcun significato, ma se correttamente ordinate esse formano parole, frasi e magnifiche opere letterarie. (…). Il vinyasa krama (…) é il mezzo pratico con cui ottenere immobilità (sthira) e senso di benessere (sukha).
A.G. Mohan, Lo yoga per il corpo il respiro e la mente
Nel mese di Luglio abbiamo praticato vinyasa krama in centro città a Genova sulla terrazza del B&B hotel. Nell’orario delle lezioni la terrazza era in ombra e per fortuna, nonostante il caldo estivo, una leggera brezza ha sostenuto le nostre pratiche. Le lezioni riprenderanno a Settembre il martedì e il giovedì alle 18:30. Per partecipare o per informazioni scrivimi.
Il maestro chiede al discepolo che cosa sia veramente essenziale per lui in questa vita effimera e dolorosa. Il discepolo risponde: ” Il brahman. Si trovano vicino ad un pozzo. All’improvviso il maestro immerge la testa del discepolo nell’acqua. Trenta secondi, un minuto, due minuti. Il maestro molla la presa, il discepolo riprende fiato a pieni polmoni. Il maestro gli rifà la domanda: che cos’era essenziale quando avevi la testa sott’acqua? ” storia indù1
Respirare insieme alle api? Si può all’azienda agricola le due Pervinche. In questo luogo, immerso nella natura le api- in sanscrito bhramari – le erbe, i profumi saranno parte di noi. Sarà un pomeriggio per ritrovarsi, per ritrovare la pace e il contatto con la natura e con sé stessi. Federica dell’azienda agricola “le due pervinche”ci farà conoscere il mondo di questi piccoli insetti e stimolerà i nostri sensi con esercizi sensoriali. Io invece tenterò di condurvi in un viaggio a ritroso; abbandoneremo i sensi esterni per connetterci al nostro respiro, tenteremo di abitarlo per renderlo rilassato. Lo incontreremo, lo conosceremo senza fretta, lo ringrazieremo di nutrirci e di sostenerci. Porteremo la nostra presenza su questo parte essenziale di cui siamo inconsapevoli, per ricordare anche quale fortuna sia poter respirare a pieni polmoni. Al termine dell’esperienza, Federica proporrà l’assaggio di alcuni prodotti biologici della sua azienda agricola. Vi aspettiamo. 🐝 L’offerta consigliata – a completo sostegno della raccolta fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica – è di 20€ .
info:
Per prenotare contatta Federica Giglio 338 9124932
Venerdì 20 Ottobre dalle 18:00 alle ci sarà l’inaugurazione del nuovo studio di Samantha Richarson e Matteo Rolleri, due insegnanti, lei inglese, lui genovese ma da parecchi anni all’estero – che hanno deciso di mettere casa a Genova e aprire uno studio di yoga qui. Li ho conosciuti a Gennaio, alla fine della classe di ashtanga inspired mi hanno salutata e ringraziata e mi hanno detto, “Ripartiamo per Londra, ma ci rivediamo a Settembre, perché apriremo uno studio a Genova.” Cosi é stato. A Settembre sono tornati da me a praticare, poi mi hanno invitata a vedere il loro studio chiedendomi se volevo far parte della squadra. E quindi eccoci qui!
In questo bellissimo studio ci saranno classi di Yin Yoga, una pratica statica svolta prevalentemente a terra con Matteo, ma anche classi dinamiche: con Paolo Alessandro Alì lo stile Anusara , lo Yang Vinyasa con Samantha e Matteo, con me il Vinyasa Krama. La sala é molto capiente, centralissima e luminosa.
Vieni a conoscerci venerdì. Ci saranno musica, aperitivo vegetariano e bollicine, mentre per la pratica ci si vede a partire da lunedì 23 Ottobre. E’ possibile prenotare una lezione di prova. Visita il sito della scuola e prenota la tua lezione gratuita.
Le mie lezioni saranno il lunedì e il mercoledì:
lun 19:45 vinyasa krama
mer 13:15 yoga basic
mer 18:15 vinyasa krama
Ti aspetto sul mat!
Yin Yoga studio Genova – Piazza della Vittoria 11 int. B
Nel momento che diventi forma la tua narrazione é il frammento di un testo in divenire, racconta di te e del tuo vissuto ma si sovrappone alle scie narrative dissolte nel tempo; paesaggi e figure mitiche con le loro storie affascinanti e articolate. Storie che si ricompongono in un universo possibile.
La narrazione si discioglie ancora nel passare oltre. Il respiro tesse le trame, attinge dagli echi del passato e proietta soffi nel futuro, in un flusso continuo che sempre si rinnova. Realtà materiale e ipotesi immaginifiche. Ma non é sogno né sonno. Puoi esplorare spazi che assumono colori anche se invisibili. Questa é la sfida. Lavorare come un nomade sui confini del reale. La direzione é in ascesa ma all’ascesa arrivi solo se hai esplorato le tue zone d’ombra. Così si impara dai racconti. Percepisci le direzioni, i punti di luce e i suoni?
Allontanarsi surfando da chi ha risposte, da chi spiega ma é tutto esterno. Allontanarsi dalle immagini del vorrei e dai rumori delle maschere. Tra le onde i teatrini si dissolvono.