Workshop

re•stare retreat

“Lo yoga è un privilegio.

Condividi un sorriso, sii gentile.”

MatyEzraty

È passata una sola settimana, sono in campagna, a pochi km dalla tenuta che ci ha accolte venerdi’ scorso. La temperatura è ancora mite, ma tutto e’ cambiato. Anche i miei capelli sono più corti, e i pensieri viaggiano veloci.

Cosa rimane tra le pagine di quei giorni vissuti insieme? Ognuna di noi avrà la sua risposta che è un bene mantenere segreta, in questo mondo, dove tutto e’ parlato e spiegato si perde il mistero della pratica, che e’ cosa viva e preziosa e diversa per ciascuno di noi. Ognuno ha il suo percorso, ogni respiro e’ una sorpresa.

C’è qualcosa di profondamente intimo che ci muove verso cose e persone e verso i luoghi. E che ci guida nella pratica. Ieri durante una classe e’ riaffiorata la frase di un maestro, quelli che illuminano e arrivano diritti al cuore. “Tornare al campo base”.

Il campo nella pratica e’il corpo, ma anche la mente, la capacita’ di ascoltare, di indagare il territorio, di arrendersi al mistero. Tornare al campo base, e’ anche tornare in un luogo emotivo in cui ti senti al sicuro. Puoi stare nella sensazione interiore di accoglienza. E’ un luogo in cui puoi restare. Luogo intimo, personale, inviolabile. Non racconterò quindi cosa è successo in questi in questi tre giorni di esplorazione. Lo yoga non e’ un’esperienza da raccontare. Ognuna di noi serberà nel cuore il proprio girovagare nel suo territorio yogico, lo spazio rivelato, infinito e unico. Il gioco della coscienza attraverso le forme infinite di Shiva nella sua danza.

Grazie a tutte per l’enorme privilegio che mi avete concesso.

Grazie a Stefi amica e compagna di viaggio

Apre Yin Yoga Studio a Genova

nuova collaborazione

Venerdì 20 Ottobre dalle 18:00 alle ci sarà l’inaugurazione del nuovo studio di Samantha Richarson e Matteo Rolleri, due insegnanti, lei inglese, lui genovese ma da parecchi anni all’estero – che hanno deciso di mettere casa a Genova e aprire uno studio di yoga qui. Li ho conosciuti a Gennaio, alla fine della classe di ashtanga inspired mi hanno salutata e ringraziata e mi hanno detto, “Ripartiamo per Londra, ma ci rivediamo a Settembre, perché apriremo uno studio a Genova.” Cosi é stato. A Settembre sono tornati da me a praticare, poi mi hanno invitata a vedere il loro studio chiedendomi se volevo far parte della squadra. E quindi eccoci qui!

In questo bellissimo studio ci saranno classi di Yin Yoga, una pratica statica svolta prevalentemente a terra con Matteo, ma anche classi dinamiche: con Paolo Alessandro Alì lo stile Anusara , lo Yang Vinyasa con Samantha e Matteo, con me il Vinyasa Krama. La sala é molto capiente, centralissima e luminosa.

Vieni a conoscerci venerdì. Ci saranno musica, aperitivo vegetariano e bollicine, mentre per la pratica ci si vede a partire da lunedì 23 Ottobre. E’ possibile prenotare una lezione di prova. Visita il sito della scuola e prenota la tua lezione gratuita.

Le mie lezioni saranno il lunedì e il mercoledì:

lun 19:45 vinyasa krama

mer 13:15 yoga basic

mer 18:15 vinyasa krama

Ti aspetto sul mat!

Yin Yoga studio Genova – Piazza della Vittoria 11 int. B

Nuovo anno, nuovo inizio

Il 14 Gennaio a Genova, ci sarà l’open day dello studio Helth Yoga. Nel giorno di apertura gli insegnanti condivideranno con voi la propria esperienza sul tappetino. Le lezioni saranno gratuite per tutto il giorno.

L’appuntamento con me sarà alle 10:15 per una pratica vigorosa ispirata alle sequenze della prima serie del maestro K. Patthabi Jois. 

La pratica é aperta a tutti i livelli, ma é essenziale sia da principianti che da praticanti esperti, ascoltarsi e rispettare i propri limiti, mentali, emozionali e corporei.

Per partecipare occorre prenotare il tappetino (sotto trovate le info) , arrivare a stomaco vuoto (o mangiare almeno due ore prima), indossare abbigliamento che permetta libertà nei movimenti. Si pratica scalzi.

Durante la settimana mi trovate presso lo studio in questi giorni e orari

Martedì

8:00 Morning Yoga (60 min) – una pratica dolce e lenta  

9:30 Vinyasa Krama (75 min) – pratica dinamica di posture in progressione e coordinate dal respiro

Mercoledì

11:30 Hatha Flow (75 min) pratica in cui le posture vengono tenute più a lungo, respiro fluido e regolare e studio di allineamenti

13:00 Vinyasa Krama (75 min)

18:00 Ashtanga Inspired 18:00 (90 min)

19:45 Yin (60 min) pratica complementare alle pratiche yang (dinamiche) si concentra sui tessuti connettivi, più profondi e rigidi come fascia, legamenti, tendini, articolazioni ed ossa.

Ci vediamo sul mat

Classe speciale di Vinyasa Krama

Non vi ho ancora parlato della novità di quest’anno. Da Ottobre collaboro con il centro “studio Sauli 4”. La shala é bellissima, si affaccia in via San Vincenzo, é silenziosa e luminosissima. La direttrice del centro è Silvia Canevaro, anche lei insegnante yoga e operatrice ayurveda. La nostra formazione è apparentemente distante, comune la visione olistica della vita. Nello studio si praticano differenti stili di yoga. Agli stili di yoga fisico, hatha e vinyasa, vengono affiancati corsi di yoga accessibile, yoga dolce, yoga con la sedia, yoga del viso, yoga per malati oncologici e Raja yoga (meditazione). Nello studio ricevono anche altri professionisti del benessere: massaggiatori, osteopati e fisioterapisti.

È stato durante uno dei nostri colloqui con Silvia – le raccontavo il mio percorso, i primi passi nell’Hatha Raja Yoga, poi nell’Ashtanga Vinyasa, lo Yin Yoga e infine l’incontro e l’amore per il Vinyasa Krama, quella che considero “la mia pratica” – che è nata l’idea di proporre delle classi speciali di Vinyasa Krama durante il weekend, periodo in cui si è più propensi a staccare dalla routine settimanale e più disponibili per stare in “uno spazio di ascolto, attenzione e accoglienza”.

Questa classe del sabato durerà un po’ più a lungo delle classi proposte durante la settimana: ci sarà spazio per praticare mantra, pranayama, le sequenze in piedi e da seduti, le inversioni, il rilassamento finale, savasana e la meditazione.

Durante questa lezione praticheremo con un ritmo lento, ma l’intensità non mancherà: il corpo cercherà la precisione nei gesti e il respiro profondo guiderà ogni movimento. Ogni asana troverà il suo posto all’interno di un processo sequenziale graduale: dal rivolgere i sensi verso lo spazio interiore, pratyahara, attraverso la dharana, la concentrazione, avremo accesso allo spazio di meditazione, dhyana, in cui accogliere la totalità in noi.

La pratica é apprendimento, osservazione e resa. La ripetizione delle asane nel tempo ci evolve, ci aiuta a funzionare meglio, viene integrata nel quotidiano. Ci offre gli strumenti per interpretare il quotidiano, disvela gli schemi che ci guidano, aiuta a risolvere i conflitti migliorando il nostro senso di equilibrio. Krama è questo, un processo graduale, che se vissuto consapevolmente, ci porta ad accogliere il cambiamento.

Vi aspetto numerosi in questa prima classe che si svolgerà:

  • sabato 19/11/22
  • 10:30-12:30
  • Studio Sauli 4 – via Orti Sauli 4/7 sc. A, 16121 Genova
  • Costo lezione singola 16€
  • Prenotazione obbligatoria: (347-0495244 con messaggio via whatsapp)

La classe è adatta a chi pratica da tempo e a chi, pur avvicinandosi per la prima volta allo Yoga, svolge regolarmente un’attività fisica.

Pasta reale o marzapane

La ricetta di Ilenia

Come promesso ecco la ricetta della pasta di mandorle di Ilenia, con cui preparare la frutta martorana. Le foto di questo articolo sono di Lorella Aiosa che ha fotografato Ilenia, nostra comune amica, mentre preparava la frutta “mani in pasta” insieme alla sua famiglia.

Le mani che impastano sono per me da sempre un segno d’amore, mi riportano all’infanzia, alle domeniche lente in cui la mattina, insieme a mia sorella, impastavamo la pasta fresca insieme alla nonna. Questo gesto così semplice porta con sé i ricordi dei luoghi e le emozioni: il piano di marmo della nostra cucina, il giardino che s’intravedeva dalla finestra, le risate e l’allegria trascinante della nonna; ma é anche un modo, come scrive Lorella nel suo articolo, di ricordare chi non c’è più ma in qualche modo è sempre con noi.

(…) mi sento ancora le mani meravigliosamente unte di gioia e amore e dolcezza e sorrisi e mani che preparano, ricordando e commemorando come merita, chi rimane sempre con noi anche se non c’è più. Dedicato a NOI che restiamo e a LORO.

Ingredienti
  • g 500 farina di mandorle
  • g 500 zucchero a velo (*)
  • g 65 acqua
  • g 50 di miele
  • 1 fialetta di aroma di mandorle (facoltativa)
  • coloranti alimentari in polvere
  • alcool puro o liquore ad alta gradazione alcolica (tipo grappa)
  • brillante alimentare (facoltativo)
Procedimento

Unire in una terrina la farina allo zucchero e l’acqua, versando lo zucchero e l’acqua in modo graduale. Aggiungere il miele e l’essenza continuando a mescolare il tutto delicatamente fino ad ottenere un impasto compatto e malleabile. E’ importante non girare troppo l’impasto altrimenti l’olio contenuto nella farina di mandorle fuoriesce con il risultato di una pasta oleosa e friabile che non si riesce a manipolare per bene. E’ consigliabile manipolare poco in una prima fase e lisciare bene, appallottolando con le mani, prima di mettere le porzioni negli stampi. Per non fare attaccare la pasta agli stampi é necessario spolverare all’interno dell’amido di mais o rivestire lo stampino con della pellicola trasparente. In alternativa modellare con le mani la pasta creando le forme della frutta gradita. Far riposare per 24 h prima di procedere alla colorazione.

Per la colorazione é necessario acquistare i colori per alimenti e diluirli con un pennellino utilizzando l’alcool puro. I colori possono essere diluiti utilizzando su un piatto, in modo da creare i colori base e le varianti per le eventuali sfumature. Per colorare utilizzare pennelli per pasticceri o pennelli con setole di qualità. La colorazione deve avvenire a strati, con l’accortezza di fare asciugare bene lo stato precedente. Solitamente si adotta l’ordine seguente:

  • giallo limone per creare un colore di base
  • estremità dei frutti
  • corpo centrale
  • eventuali sfumature o striature varie
  • brillante alimentare, meglio se il giorno dopo

Se volete regalare la frutta, fatela riposare per 24 h prima di confezionarla nel vassoio con la carta trasparente. Buona festa di Ognissanti.

Cose buone di Palermo

Tra le tante cose belle che mi ha regalato Palermo, c’é stata la scoperta del Laboratorio Zen Insieme. Una scoperta fatta per caso mentre si conversava a pranzo con Ilenia e Lorella a casa di Ilenia. A loro, palermitane doc, ho chiesto consiglio su tutto: luoghi da visitare e indirizzi dei negozi preferiti, specialmente bar e pasticcerie per le mie colazioni. Dove assaggiare cannoli e cassate, quali friggitorie scegliere per panelle e arancini, dove andare per la granita e indirizzi vari per cenare. La lista é bella lunga!

Dato che nei mie mille giri nei bar e pasticcerie del centro non avevo ancora visto esposta una delle mie passioni, la frutta martorana, ho chiesto loro dove avrei potuto acquistarla. Ilenia, che é cuoca esperta, la prepara in casa con una sua ricetta, invece Lorella si é ricordata di aver visto proprio in quei giorni le “mamme dello Zen’ indaffarate nella preparazione dei famosi dolcetti. E’ stata lei a suggermi l’acquisto della frutta martorana proprio da loro, le “mamme dello Zen”, perché buonissima, come fatta in casa con prodotti di qualità, senza tanto zucchero ad appesantire l’impasto di farina di mandorle, confezionata nel laboratorio-cucina dell’associazione e a parlarmi dell’associazione. Nel giro di due minuti, giusto il tempo di una telefonata, ha organizzato l’acquisto, la vendita e il luogo di consegna di tre vassoi di frutta per me, perché a Palermo portare in tavola il 2 Novembre, giorno di Ognissanti questi frutti colorati è di tradizione.

Grazie al mio girovagare come turista nei giorni successivi ho scoperto da dove deriva il nome di questi dolcetti che hanno una storia curiosa legata a quella delle suore del convento attiguo alla Chiesa della Martorana, (chiesa di San Niccolò dei Greci) a Palermo. La tradizione vuole che le monache del monastero benedettino in occasione della visita di Carlo V a Palermo (ma in rete si trovano riferimenti a visite Papali e/o di Vescovi ) avessero preparato dei dolci a forma di frutta, in particolare di agrumi, da appendere al posto di quelli veri già raccolti per abbellire gli alberi spogli del loro giardino e accogliere nello splendore dei colori il sovrano (o chi per lui) in visita.

Com’era da immaginare il mio vassoio é finito in men che non si dica, ed é stato una vera esplosione di gusto. La frutta é squisita e la differenza con quella che usualmente si trova in commercio é evidente: con la ricetta “di casa” i frutti sono meno dolci e stucchevoli, prevale il sapore delle mandorle e l’impasto é morbido. Tutta un’altra cosa per gola e palato e forse anche per la dieta! Proverò a chiedere ad Ilenia se ci gira la sua ricetta.

Ma chi sono le “mamme dello Zen”? Lo ZEN (acronimo di Zona Espansione Nord) è uno degli ultimi grandi quartieri popolari realizzati a Palermo. Ha una parte più recente, denominata Zen 2 ancora in parte mancante di urbanizzazione primaria completa e molte delle famiglie che che la abitano è ancora in attesa dell’assegnazione definitiva degli alloggi. Le mamme dello Zen sono donne – ma sono parte attiva dell’associazione anche genitori e bimbi – che si confrontano tra loro e partecipano attivamente ai programmi offerti dall’associazione che dispone di una struttura di 700 mq dove vengono svolte attività educative e di sviluppo che hanno come finalità “un percorso di crescita dell’intero quartiere” a partire delle capacità e competenze degli abitanti per il superamento di ogni forma di marginalità e per la valorizzazione della cittadinanza attiva.

il Laboratorio Zen Insieme opera da oltre trent’anni. Nasce nel 1988 dall’impegno di un gruppo di assistenti sociali che insieme ad alcuni abitanti del quartiere si sono attivati per il riscatto e la dignità di questo quartiere che é una delle zone più difficili di Palermo. Il progetto nel tempo ha preso corpo e continua grazie anche all’impegno di un gruppo di giovani. Il centro ospita oggi i programmi Punto Luce e Spazio Mamme realizzati in collaborazione con Save The Children e ha in carico più di trecento minori coinvolti in attività di doposcuola, laboratoriali, didattiche, culturali, sportive, ricreative. Ospita una biblioteca che é punto di riferimento anche per per il territorio circostante.

L’Associazione ha inoltre contribuito al recupero di aree importanti come l’orto adiacente al centro, il campetto A. Parisi e il giardino di via Primo Carnera, progettato da Gilles Clément e Coloco per Manifesta12, luoghi restituiti all’utilizzo e assicurati alla cura dell’intera comunità.

Tanti sono i progetti in corso e per questo vi suggerisco di visitare la loro pagina web dove trovate tutto sulla storia e sui progetti in corso e sui modi pre sostenere l’associazione.

Qui il link alla loro pagina web: Zen Insieme

Qui il link alla pagina instagram di Ilenia e alla pagina web di Lorella

Qui il link alla pagina del progetto del giardino progettato da Gilles Clément e Coloco per Manifesta12

ritratto di guerriera

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.

I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici”.

Khalil Gibran

Ci sono donne speciali, forti, ferite profondamente dalla vita ma non vinte. Cristina é una di queste. La vita le ha tolto tanto, privandola negli affetti più cari, colpendola in basso. E lei dal basso ha ricominciato, togliendo gli abiti eleganti, indossando scarpe e vestiti comodi, piegando la schiena e usando le mani. 

Recita un proverbio contadino: “la terra é bassa”.

E per Cristina che conosce la fatica di convivere con il dolore (la sorella barbaramente uccisa da un uomo a soli 24 anni per futili motivi) cosa vuoi che sia piegarsi verso terra e faticare se non salvezza? 

Cristina ha fatto sua la resilienza delle piante. Il dolore trasformato attraverso il lavoro fisico, dal contatto con la natura, madre accogliente capace di restituire amore alle anime a cui la vita ha tolto tanto. Il lavoro in giardino come terapia di apertura e di rinascita. Perché é proprio nel giardino di famiglia, tra iris ed erbacce che Cristina ha intravisto una possibilità.

“Io e il mio giardino ci prendiamo cura a vicenda l’uno dell’altra. Mettere letteralmente i panni della giardiniera, ogni giorno dopo il mio lavoro d’ufficio in banca, mi ha fatto rinascere, regalandomi nuove energie.”

Il giardino sorge su un terreno di 1.000 metri quadrati posti su terrazzamenti nella località di Trebecco a Credaro. Fu suo padre Luigi, botanico appassionato a realizzarlo nel 1982 con l’aiuto della moglie. Fu lei a suggerire di utilizzare le iris in quel terreno scosceso, perché da bambina aveva visto i contadini utilizzare quei fiori per rinforzare i fossi e compattare il terreno. Le iris sono piante fortissime, vivono con poco, sono resistenti al freddo, alla siccità e non richiedono particolari cure. Sono piante guerriere, come Cristina.

“Mio padre coltivava e ibridava iris barbate da più di trent’anni, pertanto fin da ragazzina il binomio iris-giardino di Trebecco mi veniva naturale. Ma ho percepito la portata della collezione delle iris quando, dopo averla ereditata, ho iniziato a mettere mano alla mole dei suoi appunti botanici e ho trovato gli innumerevoli certificati di registrazione dell’American Iris Society, la massima autorità in materia.”

Quando il padre Luigi muore, Cristina eredita il giardino in stato di abbandono. Chiede aiuto alle sue 13 cugine per salvarlo: erano necessarie pulizie profonde e il ripristino dei muretti a secco crollati. Nel 2018 dopo due anni di lavori, il giardino é pronto per dar corpo alla prima idea di Cristina: l’apertura al pubblico. Nasce il progetto “Le iris di Trebecco”, luogo dove “celebrare bellezza”. Inserito nel castello medievale di Castel Trebecco, vicino Bergamo, in primavera esplode: sono circa 4000 le iris barbate della collezione che fioriscono in più di 150 sfumature colorate. 

“Uno dei miei obiettivi primari per i prossimi anni riguarda la classificazione di tutte le iris della mia collezione, individuando gli ibridi creati da mio papà in 30 anni di ricerche. Tutte le tipologie classificate verranno poi divise e moltiplicate per essere destinate alla vendita.”

Cristina oltre all’esposizione di fiori offre corsi di acquerello e composizione floreale e organizza degli slow-weekeend tra fiori e percorsi eno-gastronomici nelle località del territorio.

Dal 2018 Cristina non si é più fermata, neppure durante il lock-down. In quei giorni nel giardino non é potuta andare ma lei, resiliente, da casa si mette in cammino con il pensiero. Da quel substrato pieno di idee e di iris e dai volumi del padre che la circondano, nasce nel 2020, in pieno lock-down, l’idea di dedicare alla sorella, e idealmente a tutte le donne vittime di violenza, la “Biblioteca della natura Paola Mostosi”. Riordina i libri del padre e poi avvia una campagna di raccolta di libri ed opere d’arte a tema naturalistico attraverso i social, che parte da subito alla grande.

“Adesso il mio lavoro principale consiste nella catalogazione di tutti i volumi che sto acquistando e ricevendo. La prima donazione importante è stata la raccolta dei volumi di arte floreale di Alessandra Paccanelli, flower designer, scomparsa anni fa. Il fatto che gli eredi, per non disperdere questo patrimonio, avessero pensato a me è stato significativo e l’ho percepito come un riconoscimento di stima, ma anche come l’inizio di una nuova sfida.”

La campagna di raccolta é ancora attiva. Si può donare contattando Cristina su Facebook e Instagram, che é il “luogo” che ci ha avvicinate. 

Attualmente Cristina é impegnata nella ricerca di una sede per la biblioteca, che lei vede come un luogo in continuo divenire. Le piacerebbe trovare dei finanziamenti per creare borse di studio per giovani artisti. Una sorta di “giardino dell’arte”, dove gli artisti per un certo periodo di tempo potrebbero interagire, ibridarsi e metaforicamente “far nascere fiori”; le creazioni (negli ambiti della scrittura, arti figurative e musicali) entrerebbero a far parte di una collezione in esposizione permanente presso i locali della biblioteca.

“La Biblioteca della Natura sarà un luogo duttile, dove la consultazione dei libri sarà una delle attività. Ci saranno “laboratori” (con materiali provenienti dalla Natura e dal riciclo dei materiali), worshops, presentazioni di libri, mostre di fiori, fotografie e tanto altro.”

Il filo conduttore sarà il favorire “bellezza” e “benessere” nel loro senso più ampio: mentale, spirituale e fisico.

Sabato scorso ho abbracciato e ascoltato Cristina, che considero “maestra di vita”, raccontare la sua storie e i suoi progetti a “Fiorissima”, la Mostra Mercato Florovivaistica di Ovada (Al). Ho avuto conferma della sua forza e della sua resilienza. La sua storia dimostra come possiamo dare il meglio di noi anche se la vita ci pone di fronte ad eventi terribili. 

C’é una storia sufi che Chandra Livia Candiani racconta nel libro “il silenzio é cosa viva. L’arte della meditazione” che descrive la parabola di Cristina.

«Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L’asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi. Infine, il contadino prese una decisione crudele: concluse che l’asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l’animale dal pozzo. Al contrario, chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l’asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L’asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l’asino rimase zitto. Il contadino allora si decise a guardare verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide. A ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l’asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, l’asino riuscì ad arrivare fino all’imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando».

Ecco Cristina é così: una che non si é arresa che non si é comportata da vittima ma ha trovato il modo per emergere e trasformare la sofferenza in salvezza. Mi piace immaginarla nei panni di Virabhadrasana. Vira in sanscrito significa “eroe”, uomo coraggioso e bhadra significa “buono”, benevolo, di buon auspicio. Il grande guerriero Virabhadra che emerge dalla terra (Virabhadrasana 1), sfodera la sua spada (Virabhadrasana 2), carica il colpo (Parsva Virabhadrasana ) e taglia la testa a Daksha (Virabhadrasana 3) ma questa é un’altra storia. Cristina con la spada ha incanalato il dolore e lo ha trasformato, perché solo accettando il dolore e la sofferenza possiamo aprirci al cambiamento e rinascere in un bellissimo fiore.

dove trovi Cristina:
Il giardino di Trebecco, via Casteltrebeco 5, Credaro (BG) 
mail: cri.mostosi@gmail.com
facebook: Giardino "Le Iris di Trebecco"
instagram: leirisditrebecco 
 

ricominciare

Ecco qui, vi racconto un’altra novità: la mia prima diretta su Instagram! Ieri sera sono stata invitata da Aga Nowack – di lei vi ho già raccontato qui – per una chiacchierata sul “ricominciare”.

Uno dei miei mantra preferiti lo sapete é  “ogni giorno é un nuovo giorno” nel senso che  “ogni giorno é un nuovo inizio”. Dipende da noi, da che rotta vogliamo dare alla giornata e alla nostra vita. Senza bacchetta magica possiamo avviare dei cambiamenti anche piccoli, che una volta ripetuti diverranno significativi. Ho raccontato ad Aga, come nel mio caso il cambiamento sia avvenuto con lo yoga. Se avete letto la mia bio sapete che nella mia “vita prima” ero una libera professionista, un’architetto che cercava di lavorare nell’ambito dell’architettura sostenibile e molto del mio lavoro era in cantiere. Chiusa questa attività, inizialmente con dispiacere, molta apprensione e insoddisfazione, mi sono presa una pausa piuttosto lunga che é servita per elaborare il “lutto”, per farmi alzare le antenne e a posare i piedi su un tappetino di yoga. A piedi nudi é partito “il mio nuovo luminoso giorno”. Lo yoga é diventato “uno stile di vita”, mi ha spinta ad approfondire, a studiare e ad impegnarmi in un percorso profondo, lungo quanto la vita. Rimanendo “ricettiva”, approfondisco ed esploro. Sperimento. In questa circumnavigare ho incrociato Aga e il suo metodo. Ed io che mai avevo fatto un massaggio al viso e tantomeno avevo mai mostrato interesse per la cura di questa parte del corpo, mi sono detta, prova! 

La ginnastica facciale di Aga mi ha convinta perché l’ho trovata sincera ed in sintonia con le regole di condotta personale di uno yogi.  In particolare con due di questi insegnamenti: shauscha e samtocha. Shausha e’ il primo dei niyama, alla cui base c’é l’idea di prendersi cura del nostro corpo visto come un “tempio”, sia dal punto di vista fisico che mentale. La nostra “casa sacra” va pulita, purificata, rinnovata. Le impurità si rimuovono attraverso la pratica delle asane, una corretta igiene personale, e attraverso l’alimentazione che dovrebbe essere il più possibile salutare.  Praticando queste abitudini migliora la nostra esistenza e lo vediamo nel corpo che cambia, aumentando in forza e flessibilità. Nel viso, che si apre e risplende, e a cascata lo avvertiamo nell’umore. Nella mente la negatività lascia il posto ai pensieri positivi e ci sentiamo meglio, siamo più amichevoli e allegre. Impariamo l’accettazione e il cambiamento é avviato. Stiamo vivendo applicando santosha, la regola della “contentezza” della “gioia” della “felicità”. E’ dall’esperienza di accettazione della vita, di quello che siamo e di qualunque cosa la vita ci abbia portato o ci porterà che la vita cambia. Quando realizziamo che la vita é un processo, un’evoluzione, siamo spinte in modo naturale ad andare avanti e a non “mollare”. Abbiamo tra le mani la chiave di questo niyama, che ci insegna che proprio attraverso il potere della contentezza, la nostra vita e quella dei nostri cari migliorano. Ed é vero che la felicità é contagiosa. Provate a sorridere al vicino di casa! E raccontatemi.

Con amore 

Federica

note_pranayama #agosto

penetra in ogni particella del tuo respiro, segui l’onda del tuo oceano

Hai mai provato ad osservare il tuo respiro? Una delle cose che facciamo durante le classi online di pranayama e’ proprio quello. Ci prendiamo mezz’ora di tempo per respirare consapevolmente e meditare. Facciamo esperienza “osservando il respiro”, “seguendo il suo fluire naturale” perché, respiro dopo respiro, si possa attivare una trasformazione. 

Osservare il respiro e’ un po’ come tornare indietro nel tempo. Un viaggio dall’esterno all’interno, verso i nostri primi mesi di vita, quando tutto ha avuto inizio, in quel magma liquido dove abbiamo preso forma; a tu per tu con i primi battiti e i primi respiri. Stiamo respirando e ne diventiamo consapevoli. 

Stiamo mettendo in essere un processo che ci porterà a migliorare il nostro stato mentale e la nostra salute. Perché mente e respiro sono in connessione. Le sensazioni e le emozioni che viviamo quotidianamente ne influenzano il ritmo che cambia al loro variare: quando siamo sotto stress, agitati o spaventati siamo in affanno con il respiro corto, mentre quando siamo rilassati il respiro e’ calmo e stabile. Queste azioni sono controllate dal sistema nervoso. Il sistema nervoso parasimpatico, responsabile del recupero, del riposo e della digestione, agisce calmandoci; mentre il simpatico si attiva nelle situazioni di pericolo, preparandoci alle reazioni “attacco-fuga”. Quando siamo in stato di allerta pronti a reagire in nostro corpo e’ super attivo: le pupille si dilatano, il battito cardiaco accelera, ai muscoli arriva più ossigeno, la pressione sanguigna aumenta, i polmoni fanno passare più aria. L’apparato digerente smette di colpo di funzionare. Siamo in tensione come la corda dell’arco pronta a lanciare la freccia. Se queste situazioni di “tensione” si presentano con regolarità, perche’ per qualche motivo non riusciamo a superare/controllare queste emozioni, siamo in perenne stress. La mente porta il corpo nella situazione di reazione e il corpo può assumere posture rigide che, se ripetute nel tempo, si trasformano in rigidità muscolari stabili.

Il pranayama – e lo yoga – ci vengono in aiuto per evitare o per sbloccare queste rigidità, invitandoci a respirare correttamente e a controllare lo stress. I benefici li sentiremo sul piano fisico con un maggior afflusso d’ossigeno, l’abbassamento della pressione arteriosa e del battito cardiaco, l’apparato digerente rilassato lavorerà al meglio perciò accumuleremo energia. E sul piano psichico, dato che miglioreranno le condizioni mentali ed emozionali. Inoltre, assumendo maggior quantità di prana garantiremo integrità ed equilibrio al nostro corpo pranico. 

Qualche nota per iniziare:

  • inizia il cammino sapendo che il pranayama diventerà un abitudine di vita, quindi non affrettarti ad eseguire pratiche difficili finché non sei pronto. 
  • quello che è necessario è adottare una certa disciplina e soprattutto mantenerla. Inizia con 10-15 minuti e con il tempo pratica una mezz’ora
  • •  sii costante
  • respira senza sforzi 
  • corpo e mente “rilassati”, colonna vertebrale allungata
  • pratica a stomaco vuoto – anche vescica e intestino dovrebbero essere svuotati
  • pratica in un posto pulito arieggiato e silenzioso
  • pratica seduto a gambe incrociate; all’inizio puoi praticare sdraiato (in shavasana)

Con amore 

Federica

pranayama

Ho iniziato a praticare il pranayama durante il mio primo teacher training. I miei maestri sono stati Ambra Vallo e Fabio Filippi, che mi hanno introdotto a molte delle tecniche utilizzate dall’Hatha Raja Yoga per aumentare l’energia vitale (il prana) che è in noi ed in ogni essere vivente.

Pranayama deriva dal sanscrito प्राणायाम, una parola composta da due parti: prana e ayama. Prana significa “vita”, “spirito”, “respiro”, Ayama indica “espansione”, “estensione” e da qui deriva la sua definizione di respiro espanso. Ma in sanscrito “yam” significa anche “controllare” e da qui deriva la definizione “controllo del respiro”.

Aldilà delle definizioni quello che é certo é che, una pratica costante, introduce a diversi stati fisici e mentali e ad una maggior presa di coscienza, generando una maggiore consapevolezza e sensibilità; insegna a calmare il corpo fisico, a controllare quello “sottile”, e a disciplinare la mente.

Le tecniche sono numerose ma in generale, se la respirazione e’ lenta si induce uno stato di calma e di rilassamento. Se invece acceleriamo il respiro si genera in tutte le parti del corpo un effetto stimolante e rivitalizzante. Se cerchiamo equilibrio, dovremmo regolare il flusso del respiro in entrata ed in uscita nelle narici. 

pranayama_fede_yoga_

2, 2, 2

Amo le cose semplici e la torta di mele è una di queste. Conosco tantissime ricette di torte di mele, ma questa é quella a cui sono più affezionata perché mi riporta indietro nel tempo, quando da bambina con la nonna si pelavano le mele e si preparava la torta con questa ricetta veramente light e facile da ricordare. Uova, farina e zucchero sono nella stessa quantità, duecento grammi. Da gustare a colazione o a merenda senza i sensi di colpa del boccone dopo!

Torta di mele della nonna Adelina

ingredienti

2 uova | 200 g di zucchero | 200 g di farina | latte quanto basta | 6 mele |succo di mezzo limone  | 1 cucchiaino di cannella in polvere | zucchero a velo |

procedimento

Tagliare le mele a spicchi e riporli in un recipiente con il succo di limone e un cucchiaio di zucchero.

In una terrina, sbattere le uova con lo zucchero rimanente, aggiungere la farina e – se l’impasto risultasse troppo asciutto – un poco di latte. 

Rifasciare con carta forno una tortiera del diametro di 24 cm e versare il composto.

Unire le mele al composto e cuocere in forno caldo a 170 C°-180 C° per circa 30 minuti.

Servire la torta tiepida spolverizzandola con zucchero a velo e cannella.

Emilio Vedova a Palazzo Ducale

Vedova alla sala delle Cariatidi

Che cos’e’ un quadro, l’arte! Un nucleo di energia attiva                                   

Era da tempo che non vedevo qualcosa di così potente, impattante ed esplosivo come questa esposizione curata da Germano Celant in occasione del centenario della nascita dell’artista Emilio Vedova.  La mostra é ospitata all’interno della sala delle Cariatidi al primo piano di Palazzo Reale ed é promossa dal Comune di Milano Cultura, da Palazzo Reale e dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova. La sala che la ospita é anch’essa un opera d’arte segnata dalla guerra. Perciò perfetta nella sua tangibile sofferenza per accogliere le opere del maestro dislocate lungo il percorso che si sviluppa intorno ad un muro alto 5 metri e lungo 30 posto diagonalmente nella sala. Una macchina espositiva che con la sua presenza amplifica e risalta la forza del messaggio dell’artista. Le macerie della grande guerra sono oggi più che mai contemporanee e sono visibili qui a Milano in questo magico connubio di arte e architettura. Nelle opere esposte di Vedova e nell’architettura, dove le cariatidi sfregiate e mutilate esse stesse testimoniano l’atrocità e le sofferenze della guerra.  Tutta da vedere quindi questa mostra che ci viene donata. L’entrata è libera. Ma affrettatevi. E’ visitabile fino al 9 Febbraio 2020.

Namasté

… Le cose accadono quando devono accadere …

Presentarsi non é una cosa semplice per me. Ma anche in questo lo yoga mi ha cambiata. E infatti ho deciso di aprire un blog per raccontare….scrivere quello che faccio, cosa mi piace e come é cambiata la mia vita da quando lo yoga ed io ci siamo incontrati. Ne parlo cosi’ perché é stato proprio un incontro “il nostro”, anche se la scintilla dell’amore non é stata immediata! Sono saltata sul tappetino un pò per caso, così tanto per provare, con l’idea che mi sarei rotta le scatole stando ferma a “meditare”. Invece e’ stato tutto un fuoco, un movimento, un esercizio fisico che mai avrei immaginato. Ma ho praticato saltuariamente perché in quel momento avevo bisogno di stare all’aperto e preferivo correre, assillata com’ero dal peso e dalle diete. Con l’approssimarsi della primavera ho sospeso per qualche mese e poi, seguendo il suggerimento dell’amica che ci ha “presentati”, ho ripreso a frequentare lo studio iniziando a praticare con regolarità. Prima tre volte a settimana e poi pian piano, imparate le sequenze dei saluti al sole, anche da sola a casa. É a casa, sperimentando quello che ‘sentivo” in studio che la pratica mi é entrata “sottopelle”. Così mi sono regalata un tappetino. Il più bello, rosso fiammante. E mi sono tuffata in questo mondo in cui oggi non posso fare a meno.

Lo yoga non é uno sport, non ci sono obbiettivi da raggiungere. Lo puoi iniziare a qualsiasi età. Ma richiede disciplina. Non puoi farlo saltuariamente. Va vissuto con costanza e determinazione tutti i giorni. Non dico che necessariamente si debba andare in studio tutti i giorni. Ma sul tappetino si, anche per pochi minuti. Ad un certo punto la pratica deve diventare un’abitudine, deve essere te. 

Lo yoga é come l’amore. Va nutrito, curato, accudito. Non ci sono scadenze da rispettare, o obiettivi da raggiungere in un determinato tempo. Il tempo che esiste é questo. Qui e ora.

Lo yoga é uno stile di vita. Se già pratichi sai di cosa sto parlando e possiamo condividere le nostre conoscenze e le nostre emozioni. Se invece stai iniziando o se solo lo yoga ti incuriosisce, seguimi sul blog o prova le mie lezioni. Sono certa che troverai il tuo percorso verso uno stile di vita con più benessere. Per qualsiasi domanda, suggerimento, richiesta di collaborazione scrivimi qui. Namasté

Diario di un’estate che sembrava finita ancor prima di cominciare

Settembre è arrivato, con il suo invito silenzioso a ricominciare.

Non è solo il ritorno alla routine: il 1° settembre e’ una data simbolica, che per me ha più valore del capodanno. È il momento in cui rallento, annuso le sensazioni emerse in agosto  – che é anche il mese del mio compleanno – come se annusassi il profumo di un cesto di frutta matura per conservarne il ricordo che riemergerà nei mesi invernali. Raccolgo propositi e le intenzioni che affiorano al cuore, lascio spazio ai desideri che vorrei veder fiorire in nuove abitudini. Le scrivo come note a margine tra le pagine della mia agenda mentale. Sono piccole cose, alla mia portata: creare rituali per dormire bene, aggiungere alla mia dieta ancora più frutta di stagione, cucinare con regolarità e varietà (meno insalate e mozzarella) praticare yoga con ancora più costanza ma ascoltandomi, concedermi un fine settimana in un luogo che mi chiama da tempo – il posto é un segreto che non rivelo. Ma soprattutto dire qualche no!

E voi come me desiderate un’ultima gita al mare? O preferite una passeggiata tra i vigneti che cominciano a tingersi di colori autunnali?

Qualunque desiderio abbiate, settembre ci ricorda che ogni giorno é un buon momento per iniziare. Come scriveva Thich Nhat Hanh:

“Ogni mattino è una nuova nascita: chiudi gli occhi per un istante e senti la gioia di ricominciare.”

Io questa rinascita l’ho vissuta sulla mia pelle, a metà agosto.

É stata un’estate diversa dalle altre quella appena trascorsa, segnata da una malattia non grave, che mi ha fortemente debilitata.  Il malessere non mi ha colta di sorpresa, si è intensificato poco a poco, con sintomi generici. Mi sentivo molto stanca e debole già al mattino, ma ho mantenuto gli impegni: le lezioni in studio, la mia pratica personale – anche se sempre più leggera – qualche uscita serale con le amiche. 

Dopo un ritiro a metà giugno – la pratica é sempre stata il mio sostegno anche nei giorni più incerti – mi ero persino illusa di stare meglio. Invece un batterio, silente ma disturbante, si era fatto strada sovrapponendosi ad un infezione virale che aveva indebolito le difese del mio sistema immunitario. Non lo sapevo ancora e ho cercato di vivere la mia vita con questa nuova compagnia. Ho partecipato con entusiasmo alla Charity Dinner #iorespiroiovivo ad Acqui Terme per la Fondazione Fibrosi Cistica, a cui era presente il presidente Matteo Marzotto. Una serata di beneficenza ma anche un appuntamento mondano che non volevo assolutamente mancare. E poche ore dopo ero in viaggio verso la Grecia, con il desiderio di divertirmi tra spiagge e nuotate, lasciando da parte le preoccupazioni per gli accertamenti medici che avrei dovuto fare al mio rientro.

In Grecia però la situazione è precipitata e al rientro a Genova sono stata ricoverata in ospedale.  Finalmente una diagnosi, e con la diagnosi la cura. Una dose massiccia di antibiotici e tanto riposo. Ero sottopeso, le energie al minimo e “l’umore blu”.

La cura richiede tempi lenti

Il riposo tra le colline acquesi, seguendo le prescrizioni degli specialisti, é stato la mia medicina. Giorni fatti di silenzio, letture, messaggi e telefonate a cui finalmente riuscivo a dedicare del tempo. Tan sempre accanto a me. Nessun lavoro in giardino, non avevo ancora recuperato le forze necessarie. E proprio quando pensavo che l’estate scivolasse via cosi, in questo dolce far niente, il mio corpo ha iniziato a rispondere, sorprendendomi. Un passo alla volta, giorno dopo giorno ho cominciato a sentirmi meglio e i desideri sono riemersi.

Si avvicinava la data del ritiro estivo – mi ero iscritta mesi prima – ritiro a cui tenevo tantissimo, ma da affrontare in salute, non certo nelle mie condizioni. Mi ero detta, decido l’ultimo giorno!

Sono partita, ed e’ stato un regalo. Una settimana inaspettata a Caprino Bergamasco, ad imparare, a prendermi cura, a ri-creare i rituali della pratica guidata dal mio maestro. Lì ho condiviso la stanza con due medici e dopo quello che avevo passato, la cosa mi è sembrata quasi ironica, o un segno del destino… Grazie a Francesca e Antonella il mio soggiorno é stato ancora più sereno. Ho condiviso con loro le mie preoccupazioni e il racconto di quanto era successo, e le paure sono scomparse tra chiacchere e camminate. Mi sentivo bene, tranquilla. Come il sole all’alba é tornata la voglia di mare. 

Ed é anche arrivata l’occasione: qualche giorno a Santa Margherita Ligure da mia mamma, con una visita alle cinque terre. Tra le creuze di Monterosso e le stradine di Santa Margherita, sono riaffiorati i ricordi di gioventù ed ho ritrovato la leggerezza che era mancata in Grecia. Ho nuotato, ho camminato per 8-10 km senza fermarmi: qualcosa che credevo impossibile dopo mesi così duri. Mi sono commossa, perché era come riabbracciare una parte di me che pensavo perduta.

Tornare con nuova energia

Si riparte, di nuovo in città, al lavoro che amo: lo yoga con voi.

Dal 1° settembre, riprendono le lezioni. Mi trovate da:

Healthyoga (via XX Settembre 30, Genova)

• lunedì ore 19:30

• mercoledì ore 13:00

• giovedì ore 9:30

• in Salita Viale 

• martedì e giovedì ore 13:15 e 18:30

da ottobre anche una nuova classe di yin/restorative il mercoledì alle 11:00.

In più vi ricordo il ritiro a Monastero Bormida – re·stare retreat, il 12-13-14 settembre. Tre giorni insieme a Stefania Caliandro per immergerci nel silenzio, nella natura e nella pace di questa dimora del 1600.

Si dice che:

“Ogni volta che torniamo da un dolore, torniamo nuovi, come alberi dopo la tempesta.”

Questa frase racchiude in pieno il senso della mia estate: che é stata lunga e difficile, e in cui a tratti, mi sono sentita fragile, ma ha avuto anche la capacità di sorprendermi con tanti bei momenti. Mi ha donato tempo, maggiore consapevolezza e forza. Con rinnovata vitalità sono pronta a ripartire.

Vi aspetto sul tappetino, e magari anche al ritiro.

Ciò che e’ giusto per noi ci fa sentire in pace

Tutto ciò’ che nel disegno divino e’ destinato a noi germinerà con la naturalezza di un respiro profondo, quella stessa che ci riporterà nei luoghi che ci sono cari, quelli in cui ci sentiamo a casa.

Lo stile di vita con cui ognuno di noi e’ costretto a fare i conti ci spinge e sollecita in continuazione verso cose ed oggetti da raggiungere, esperienze sempre più’ sberluccicose da vivere. E’ una continua lotta per quello che non c’e’. Viviamo i nostri giorni nella mancanza e nella separazione. La distanza come leitmotiv. In realtà quello che e’ destinato a noi, si accorda a noi con naturalezza, senza separazione, si ha lo stesso passo.

Io e Stefania cosi’ come ognuno di noi, seppur con pesi diversi perché, parafrasando un celebre incipit* le sofferenze non si assomigliano mai, abbiamo saggiato le nostre fragilità’ e ad un certo punto della vita “ci siamo arrese”. Ferme, inerti, annichilite, senza risposte. Come piante che perdono la parte aerea e spariscono completamente e appaiono secche, morte. In questo tempo di stasi, di quiete, si affidano. Stanno in un limbo, in una soglia, in penombra.

Ci siamo affidate, continuando a danzare nell’incertezza dell’esistenza, cercando luce.

Abbiamo lasciato fare alla vita.

Nei testi classici dello yoga troviamo la descrizione di questo stato, mi riferisco agli scritti di Patanjali, agli strumenti che la sadhana ci offre per evolverci spiritualmente. L’ultimo atto dei niyama, “l’ultima spiaggia”, é la “resa”, é īsvarapraṇidhāna**. E’ l’atteggiamento dell’affidarsi al sacro, al divino, quello stato naturale che avviene quando si sta nella disponibilità’, quando si rimane nella “non risposta”, nella non reazione, nell’ascolto, quando ci si affida agli aspetti sottili, quando, in ultimo, si riconosce una potenzialità che non dipende da noi. Ci si apre al rito, all’azione corporea (kriya) fisica, che favorisce l’aspetto devozionale (rituali, preghiere etc). Si ritorna, al silenzio, atto sacro, immateriale, interno, invisibile, indicibile.

Le piante sono grandi maestre da cui imparare, sanno stare, sanno restare.

Le loro radici affondano nel terreno con un centro vigoroso, forte ed evidente, si assottigliano sempre più , diradandosi via via attraverso piccoli e delicatissimi filamenti (sūkṣma, sottile, delicato) i “peli radicali” , sostegno e canale di nutrimento, in cui prende corpo la forza necessaria per (ri)tornare in piena luce.

La fiducia, é la chiave.

Ci vogliono forza e fiducia per abbandonarsi al mistero, ma anche per vivere ogni atto della vita ordinaria. Fiducia é aprirsi agli altri, é affidarsi all’autista del bus che ci conduce al lavoro, al cuoco del ristorante, nella cura del medico. Fiducia nel proprio corpo, delle sue capacità di esserci in ogni atto della vita (respirare, camminare, scrivere, pensare, parlare, giocare…). Non c’é certezza di successo nella fiducia. Fiducia é comprendere che c’é un disegno più grande di noi, e che nel tratto a matita non ci sono solo cose belle e piacevoli.

C’e’ un fiore bellissimo, profumato e colorato che dalle profondità della terra non si vede.
Ogni vita, ogni radice, ogni pelo radicale, ognuno di noi, é potenzialmente un fiore. Sta a noi, dargli gli strumenti e il nutrimento per sbocciare bello e sano. Sta a noi esprimerci in modi eleganti e dignitosi, vivere e crescere in un percorso luminoso e di grazia.
Sta a noi coltivare il terreno, renderlo fertile, e re•stare in ascolto.
Sta a noi affidarci con fiducia al mistero della vita, e sta a noi, condividere con gli altri le grazie ricevute.
Sta a noi tornare in quei luoghi che non si cercano. Che hanno il sapore dell’abitare. Dei luoghi che accolgono, che non hanno lo sfavillio luccicoso dell’esotico. Quei luoghi che hanno il sapore di un dono sincero e prezioso, come il respiro, o un abbraccio amico.

Queste le intenzioni alla radice del nostro re•stare, del kṣetra (campo) in cui radicheremo.

“Yogaḥ citta-vṛtti-nirodhaḥ” Il metodo che volge all’arresto definitivo del vorticoso plesso delle cognizioni (cittavṛtti) — Yoga Sūtra di Patañjali, I.2 Traduzione Federico Squarcini

Se queste parole risuonano nel tuo cuore come un’intuizione, quella sottile dell’affidarsi, allora è il momento.
Quello di incontrarsi, lì dove il respiro e’ pace e il cammino si fa abitare.

re•stare retreat

Stefania & Federica

Note:
*Lev Tolstij, Anna Karenina, “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice é infelice a modo suo”
**L’ascesi fervente (Tapas), lo studio in proprio (Svadhyaya) e la dedizione al dio (īśvara) sono [i principali ambiti in cui il metodo è messo in pratica (kriyāyoga).
īśvara nell’induismo, é uno dei sinonimi di «signore, dio», adoperati dagli adoratori di Śiva per indicare l’Essere supremo, considerato come creatore, distruttore e rigeneratore dell’universo .

espandere retreat

Gignese 9-11 maggio

“Le parole, 

come fa la Natura, rivelano

e insieme 

celano l’interno dell’Anima” 

Questo verso di Alfred Tennyson incarna profondamente le sensazioni percepite durante questi giorni di “espandere retreat”.  Incarna quell’anima degli accadimenti che non  si può spiegare a parole.

Corpi in movimento, respiri come aria che alimenta il fuoco, che plasma forme, masse incandescenti e poi fredde, magma che nel suo processo scioglie, addensa, cristallizza e consolida generando nuove forme di noi, nuove parti in luce e nuove ombre su cui lavorare. 

Nonostante le differenze, le resistenze, gli attaccamenti. Nonostante quegli antarāyā (gli ostacoli)  che appesantivano il bagaglio del viaggio in ognuno di noi. Nonostante. 

Quello che non si può spiegare lo portiamo nello scrigno dei nostri cuori, nelle nostre anime, come vibrazioni della sādhana riverberate nei silenzi condivisi, nei lampi di realtà che ci hanno illuminato, nelle emozioni che riportiamo con noi, nelle nostre vite ordinarie.

La magia che accade talvolta, qui si é resa manifesta, tangibile, nella connessione autentica, nelle vibrazioni delle sillabe sacre (((om))) che ci hanno uniti in una forma completa, il cerchio.

Qualcuno forse non é riuscito ad abbandonare del tutto i suoi pesi, o li ha ripresi poco dopo l’intervallo delle pratiche.

Nonostante. Si é resa manifesta una situazione di accordo, anugunānām, un accordo in risonanza tra di noi.

Ognuno di noi parte attiva del rituale, attraverso il corpo, la mente e il respiro, i gesti consapevoli e profondi praticati in pienezza, gestualità autentica densa di significati e fiducia nel processo, nella capacità trasformativa della sadhana, del rituale.

E forza. Quella forza del virā (eroe), che contempla in pace e non ha paura del sacrificio, del tempo (kāla), sa aspettare, sa colpire quando é tempo di lottare. Ha la forza per sostenere ciò che é scomodo, ciò che ci ribalta completamente e sembra spezzarci.

C’é quel bellissimo mito indù sulla zangolatura dell’oceano che rappresenta il continuo lavoro da fare su se stessi, la sadhana. Dal rimescolamento, (con la pratica) emergono i frutti, l’amṛta, il nettare che dona l’immortalità. Ma emergono anche i veleni. Solo quando siamo disposti ad accettare ed accogliere il veleno può avvenire il processo di trasformazione. (*)

Non é un lavoro facile. Si fatica ad abbandonare le vecchie risposte, gli schemi consueti di reazione, le difese costruite nel tempo, le sicurezze acquisite. Ma quando ciò accade, quando il cuore si apre all’ignoto, alle persone, ai luoghi, ai sapori, allora si da spazio alla possibilità del cambiamento. Si ha accesso all’espansione. Si creano ponti. Si creano connessioni. 

I suoni vibranti del respiro, hanno tracciato passaggi tra il visibile e l’invisibile in ciascuno di noi. Rivelato in un lampo ciò che non siamo. Le antara vritti, (le onde di pensiero interne) si sono fatte più luminose, più leggere, come le acque placide e trasparenti del Lago Maggiore che abbiamo contemplato dall’alto.  In quella quiete placida sono affiorate emozioni profonde, sapori (rasa) liberi dai condizionamenti. Stupore e meraviglia.

La pratica é stata ritmo, canzone, si é fatta melodia. Senza separazioni, senza confronti, senza invidie, senza competizione. Si é fatta dono.

Questa é la forza del praticare in un retreat. 

Chi c’era si é messa in gioco, nella tolleranza, nell’ascolto nel cambiare abitudini, cibo, parole. Ha comunicato nei silenzi, nei gesti, nella presenza e nelle assenze. 

Cosa portiamo a casa con noi? 

Noi siamo rientrate ispirate, illuminate dalle vostre luci che conserviamo nel cuore e piene di bellezza che siamo pronte ad offrire e diffondere pur consapevoli di tutti i nostri limiti. Consapevoli di far parte di qualcosa di bello, di essere state silenzio e risate, stanchezza e sostegno.

Noi con voi, voi con noi. Insieme, noi. 

Con amore, federica&stefania

(*) Nel mito del frullamento dell’oceano i “deva” (esseri divini) e gli asura (esseri demoniaci) si alleano per agitare le acque dell’oceano cosmico e recuperare l’amṛta, il nettare dell’immortalità. Dal caos e dalla fatica emergono doni preziosi, ma emergono anche i veleni. Siva per salvare l’umanità dagli asura, che hanno avuto accesso al nettare, beve il veleno, diventa Neelakantha, dalla gola blu e sconfigge gli asura. La zangolatura dell’oceano è una metafora del processo di separazione del bene dal male, del puro dall’impuro, dalla verità e l’illusione, e può essere interpretata come un’allegoria del percorso spirituale yogico verso l’illuminazione. 
Solo ingoiando il veleno si può guarire.

Il potere del respiro: yoga e consapevolezza a Monteverde

Masterclass di Vinyasa Krama a Roma – 15/03/25

Anche un quadro senza ombre

non ci concede le sue figure.

Accolta, l’ombra cede la sua forza.

Cessa la guerra tra noi e noi stessi

e perció siamo in grado di dire: “Ebbene sì, sono anche questo”

U. Galimberti

Sono partita da Genova con la pioggia scrosciante ed arrivata nella capitale che mi ha accolta con la sua vibrante energia primaverile! Roma era in fermento, popolata come sempre da visitatori di ogni nazionalità, attratti dalla sua bellezza senza tempo e dai numerosi eventi del weekend. In questo scenario dinamico, nel cuore del quartiere Monteverde, un gruppo eterogeneo di yogini si è ritagliato uno spazio di ascolto e presenza, partecipando alla mia masterclass di vinyasa krama.

Ascoltare per conoscerci meglio, per esplorare le nostre ombre e rompere gli automatismi con cui viviamo e ci relazioniamo. La pratica dello yoga, se sincera e costante, ci offre questo potere trasformativo. Ci insegna a riconoscere i nostri limiti senza subirli e a prendere coscienza della nostra forza, quella autentica, che non è arroganza.
È nel respiro profondo, nei silenzi che temprano, tra un movimento e l’altro, nelle pause tra i respiri, che possiamo davvero sentire chi siamo, cosa ci serve e cosa possiamo lasciar andare.

Per allinearci con l’energia dentro di noi e connetterci con le forze cosmiche e naturali, abbiamo esplorato tecniche di respiro e l’uso dei bandha. La respirazione profonda e consapevole (ujjayi), mantenuta durante la pratica, ci ha guidato nel trovare agio nelle posture e nei movimenti fluidi del vinyasa.
In ogni respiro, abbiamo colto il senso del cambiamento, il processo continuo che ci muove anche quando restiamo immobili. Non c’è rigidità nella forma, perché siamo energia. E quando abbandoniamo lo sforzo, scopriamo la forza della resa, che non è debolezza ma fiducia. È lì che sperimentiamo la nostra vera potenza, le nostre siddhi, il nostro potere interiore.

Seguendo gli insegnamenti di Patanjali, abbiamo vissuto il principio di sthira sukham asanam: una postura non è solo una posizione del corpo, ma uno stato dell’essere. Stabilità (sthira) e comodità (sukha) coesistono in equilibrio, in un’armonia tra impegno, rilassamento e abbandono.

La classe si è conclusa con una meditazione sulla “geografia energetica del corpo”. Paure, desideri, bisogno di controllo o di libertà: la mente modella il corpo. Dolore, traumi, malattia scavano solchi, plasmano la nostra postura, la nostra essenza. Attraverso il respiro, abbiamo diretto l’energia verso le zone in ombra, accolto le emozioni emerse e lasciato andare ciò che ingombra, creando spazio per la gioia.
Questo è stato il nostro viaggio nel corpo, accompagnato dal canto primaverile degli usignoli tra i rami degli alberi che circondano la palazzina che accoglie la shala. La pratica scardina, apre varchi, trasforma.

Grazie a tutte le yogini che hanno condiviso con me questa bella mattinata romana e grazie a Valeria Messina che mi ha portata in questo luogo magico.

masterclass vinyasa krama

L’ordine in cui si effettuano le posizioni in una seduta di asana non é arbitrario. (…) Gli asana sono un pó come lettere dell’alfabeto. Quando sono messe una dietro l’altra senza senso non producono alcun significato, ma se correttamente ordinate esse formano parole, frasi e magnifiche opere letterarie. (…). Il vinyasa krama (…) é il mezzo pratico con cui ottenere immobilità (sthira) e senso di benessere (sukha).

A.G. Mohan, Lo yoga per il corpo il respiro e la mente

dove:
Health Pilates Roma
Via Paolo Segneri 14/4
00152 Roma
tel +39 3498790466
quando:
15 Marzo
dalle: 10-12

Yoga in terrazza

Nel mese di Luglio abbiamo praticato vinyasa krama in centro città a Genova sulla terrazza del B&B hotel. Nell’orario delle lezioni la terrazza era in ombra e per fortuna, nonostante il caldo estivo, una leggera brezza ha sostenuto le nostre pratiche. Le lezioni riprenderanno a Settembre il martedì e il giovedì alle 18:30. Per partecipare o per informazioni scrivimi.

Tu lo sai che respiri?

Il maestro chiede al discepolo che cosa sia veramente essenziale per lui in questa vita effimera e dolorosa. Il discepolo risponde: ” Il brahman. Si trovano vicino ad un pozzo. All’improvviso il maestro immerge la testa del discepolo nell’acqua. Trenta secondi, un minuto, due minuti. Il maestro molla la presa, il discepolo riprende fiato a pieni polmoni. Il maestro gli rifà la domanda: che cos’era essenziale quando avevi la testa sott’acqua? ” storia indù1

Respirare insieme alle api? Si può all’azienda agricola le due Pervinche. In questo luogo, immerso nella natura le api- in sanscrito bhramari – le erbe, i profumi saranno parte di noi. Sarà un pomeriggio per ritrovarsi, per ritrovare la pace e il contatto con la natura e con sé stessi. Federica dell’azienda agricola “le due pervinche”ci farà conoscere il mondo di questi piccoli insetti e stimolerà i nostri sensi con esercizi sensoriali. Io invece tenterò di condurvi in un viaggio a ritroso; abbandoneremo i sensi esterni per connetterci al nostro respiro, tenteremo di abitarlo per renderlo rilassato. Lo incontreremo, lo conosceremo senza fretta, lo ringrazieremo di nutrirci e di sostenerci. Porteremo la nostra presenza su questo parte essenziale di cui siamo inconsapevoli, per ricordare anche quale fortuna sia poter respirare a pieni polmoni. 
Al termine dell’esperienza, Federica proporrà l’assaggio di alcuni prodotti biologici della sua azienda agricola. Vi aspettiamo. 
🐝
L’offerta consigliata – a completo sostegno della raccolta fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica – è di 20€ .

info:

  • Per prenotare contatta Federica Giglio 338 9124932
  • 15016 Cassine, Alessandria
  • Strada Valdanzanotto 13
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è c8dc728a-22ac-49d0-b63f-dfce27f441a5.jpg
  1. Hervé Clerc “Le cose come sono” Adelphi ↩︎

Divagazioni

Nel momento che diventi forma la tua narrazione é il frammento di un testo in divenire, racconta di te e del tuo vissuto ma si sovrappone alle scie narrative dissolte nel tempo; paesaggi e figure mitiche con le loro storie affascinanti e articolate. Storie che si ricompongono in un universo possibile.

La narrazione si discioglie ancora nel passare oltre. Il respiro tesse le trame, attinge dagli echi del passato e proietta soffi nel futuro, in un flusso continuo che sempre si rinnova. Realtà materiale e ipotesi immaginifiche. Ma non é sogno né sonno. Puoi esplorare spazi che assumono colori anche se invisibili. Questa é la sfida. Lavorare come un nomade sui confini del reale. La direzione é in ascesa ma all’ascesa arrivi solo se hai esplorato le tue zone d’ombra. Così si impara dai racconti. Percepisci le direzioni, i punti di luce e i suoni? 

Allontanarsi surfando da chi ha risposte, da chi spiega ma é tutto esterno. Allontanarsi dalle immagini del vorrei e dai rumori delle maschere. Tra le onde i teatrini si dissolvono.

Dentro ogni asana c’é una storia