Diario di un’estate che sembrava finita ancor prima di cominciare

Settembre è arrivato, con il suo invito silenzioso a ricominciare.

Non è solo il ritorno alla routine: il 1° settembre e’ una data simbolica, che per me ha più valore del capodanno. È il momento in cui rallento, annuso le sensazioni emerse in agosto  – che é anche il mese del mio compleanno – come se annusassi il profumo di un cesto di frutta matura per conservarne il ricordo che riemergerà nei mesi invernali. Raccolgo propositi e le intenzioni che affiorano al cuore, lascio spazio ai desideri che vorrei veder fiorire in nuove abitudini. Le scrivo come note a margine tra le pagine della mia agenda mentale. Sono piccole cose, alla mia portata: creare rituali per dormire bene, aggiungere alla mia dieta ancora più frutta di stagione, cucinare con regolarità e varietà (meno insalate e mozzarella) praticare yoga con ancora più costanza ma ascoltandomi, concedermi un fine settimana in un luogo che mi chiama da tempo – il posto é un segreto che non rivelo. Ma soprattutto dire qualche no!

E voi come me desiderate un’ultima gita al mare? O preferite una passeggiata tra i vigneti che cominciano a tingersi di colori autunnali?

Qualunque desiderio abbiate, settembre ci ricorda che ogni giorno é un buon momento per iniziare. Come scriveva Thich Nhat Hanh:

“Ogni mattino è una nuova nascita: chiudi gli occhi per un istante e senti la gioia di ricominciare.”

Io questa rinascita l’ho vissuta sulla mia pelle, a metà agosto.

É stata un’estate diversa dalle altre quella appena trascorsa, segnata da una malattia non grave, che mi ha fortemente debilitata.  Il malessere non mi ha colta di sorpresa, si è intensificato poco a poco, con sintomi generici. Mi sentivo molto stanca e debole già al mattino, ma ho mantenuto gli impegni: le lezioni in studio, la mia pratica personale – anche se sempre più leggera – qualche uscita serale con le amiche. 

Dopo un ritiro a metà giugno – la pratica é sempre stata il mio sostegno anche nei giorni più incerti – mi ero persino illusa di stare meglio. Invece un batterio, silente ma disturbante, si era fatto strada sovrapponendosi ad un infezione virale che aveva indebolito le difese del mio sistema immunitario. Non lo sapevo ancora e ho cercato di vivere la mia vita con questa nuova compagnia. Ho partecipato con entusiasmo alla Charity Dinner #iorespiroiovivo ad Acqui Terme per la Fondazione Fibrosi Cistica, a cui era presente il presidente Matteo Marzotto. Una serata di beneficenza ma anche un appuntamento mondano che non volevo assolutamente mancare. E poche ore dopo ero in viaggio verso la Grecia, con il desiderio di divertirmi tra spiagge e nuotate, lasciando da parte le preoccupazioni per gli accertamenti medici che avrei dovuto fare al mio rientro.

In Grecia però la situazione è precipitata e al rientro a Genova sono stata ricoverata in ospedale.  Finalmente una diagnosi, e con la diagnosi la cura. Una dose massiccia di antibiotici e tanto riposo. Ero sottopeso, le energie al minimo e “l’umore blu”.

La cura richiede tempi lenti

Il riposo tra le colline acquesi, seguendo le prescrizioni degli specialisti, é stato la mia medicina. Giorni fatti di silenzio, letture, messaggi e telefonate a cui finalmente riuscivo a dedicare del tempo. Tan sempre accanto a me. Nessun lavoro in giardino, non avevo ancora recuperato le forze necessarie. E proprio quando pensavo che l’estate scivolasse via cosi, in questo dolce far niente, il mio corpo ha iniziato a rispondere, sorprendendomi. Un passo alla volta, giorno dopo giorno ho cominciato a sentirmi meglio e i desideri sono riemersi.

Si avvicinava la data del ritiro estivo – mi ero iscritta mesi prima – ritiro a cui tenevo tantissimo, ma da affrontare in salute, non certo nelle mie condizioni. Mi ero detta, decido l’ultimo giorno!

Sono partita, ed e’ stato un regalo. Una settimana inaspettata a Caprino Bergamasco, ad imparare, a prendermi cura, a ri-creare i rituali della pratica guidata dal mio maestro. Lì ho condiviso la stanza con due medici e dopo quello che avevo passato, la cosa mi è sembrata quasi ironica, o un segno del destino… Grazie a Francesca e Antonella il mio soggiorno é stato ancora più sereno. Ho condiviso con loro le mie preoccupazioni e il racconto di quanto era successo, e le paure sono scomparse tra chiacchere e camminate. Mi sentivo bene, tranquilla. Come il sole all’alba é tornata la voglia di mare. 

Ed é anche arrivata l’occasione: qualche giorno a Santa Margherita Ligure da mia mamma, con una visita alle cinque terre. Tra le creuze di Monterosso e le stradine di Santa Margherita, sono riaffiorati i ricordi di gioventù ed ho ritrovato la leggerezza che era mancata in Grecia. Ho nuotato, ho camminato per 8-10 km senza fermarmi: qualcosa che credevo impossibile dopo mesi così duri. Mi sono commossa, perché era come riabbracciare una parte di me che pensavo perduta.

Tornare con nuova energia

Si riparte, di nuovo in città, al lavoro che amo: lo yoga con voi.

Dal 1° settembre, riprendono le lezioni. Mi trovate da:

Healthyoga (via XX Settembre 30, Genova)

• lunedì ore 19:30

• mercoledì ore 13:00

• giovedì ore 9:30

• in Salita Viale 

• martedì e giovedì ore 13:15 e 18:30

da ottobre anche una nuova classe di yin/restorative il mercoledì alle 11:00.

In più vi ricordo il ritiro a Monastero Bormida – re·stare retreat, il 12-13-14 settembre. Tre giorni insieme a Stefania Caliandro per immergerci nel silenzio, nella natura e nella pace di questa dimora del 1600.

Si dice che:

“Ogni volta che torniamo da un dolore, torniamo nuovi, come alberi dopo la tempesta.”

Questa frase racchiude in pieno il senso della mia estate: che é stata lunga e difficile, e in cui a tratti, mi sono sentita fragile, ma ha avuto anche la capacità di sorprendermi con tanti bei momenti. Mi ha donato tempo, maggiore consapevolezza e forza. Con rinnovata vitalità sono pronta a ripartire.

Vi aspetto sul tappetino, e magari anche al ritiro.

Tu lo sai che respiri?

Il maestro chiede al discepolo che cosa sia veramente essenziale per lui in questa vita effimera e dolorosa. Il discepolo risponde: ” Il brahman. Si trovano vicino ad un pozzo. All’improvviso il maestro immerge la testa del discepolo nell’acqua. Trenta secondi, un minuto, due minuti. Il maestro molla la presa, il discepolo riprende fiato a pieni polmoni. Il maestro gli rifà la domanda: che cos’era essenziale quando avevi la testa sott’acqua? ” storia indù1

Respirare insieme alle api? Si può all’azienda agricola le due Pervinche. In questo luogo, immerso nella natura le api- in sanscrito bhramari – le erbe, i profumi saranno parte di noi. Sarà un pomeriggio per ritrovarsi, per ritrovare la pace e il contatto con la natura e con sé stessi. Federica dell’azienda agricola “le due pervinche”ci farà conoscere il mondo di questi piccoli insetti e stimolerà i nostri sensi con esercizi sensoriali. Io invece tenterò di condurvi in un viaggio a ritroso; abbandoneremo i sensi esterni per connetterci al nostro respiro, tenteremo di abitarlo per renderlo rilassato. Lo incontreremo, lo conosceremo senza fretta, lo ringrazieremo di nutrirci e di sostenerci. Porteremo la nostra presenza su questo parte essenziale di cui siamo inconsapevoli, per ricordare anche quale fortuna sia poter respirare a pieni polmoni. 
Al termine dell’esperienza, Federica proporrà l’assaggio di alcuni prodotti biologici della sua azienda agricola. Vi aspettiamo. 
🐝
L’offerta consigliata – a completo sostegno della raccolta fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica – è di 20€ .

info:

  • Per prenotare contatta Federica Giglio 338 9124932
  • 15016 Cassine, Alessandria
  • Strada Valdanzanotto 13
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  1. Hervé Clerc “Le cose come sono” Adelphi ↩︎

Cose buone di Palermo

Tra le tante cose belle che mi ha regalato Palermo, c’é stata la scoperta del Laboratorio Zen Insieme. Una scoperta fatta per caso mentre si conversava a pranzo con Ilenia e Lorella a casa di Ilenia. A loro, palermitane doc, ho chiesto consiglio su tutto: luoghi da visitare e indirizzi dei negozi preferiti, specialmente bar e pasticcerie per le mie colazioni. Dove assaggiare cannoli e cassate, quali friggitorie scegliere per panelle e arancini, dove andare per la granita e indirizzi vari per cenare. La lista é bella lunga!

Dato che nei mie mille giri nei bar e pasticcerie del centro non avevo ancora visto esposta una delle mie passioni, la frutta martorana, ho chiesto loro dove avrei potuto acquistarla. Ilenia, che é cuoca esperta, la prepara in casa con una sua ricetta, invece Lorella si é ricordata di aver visto proprio in quei giorni le “mamme dello Zen’ indaffarate nella preparazione dei famosi dolcetti. E’ stata lei a suggermi l’acquisto della frutta martorana proprio da loro, le “mamme dello Zen”, perché buonissima, come fatta in casa con prodotti di qualità, senza tanto zucchero ad appesantire l’impasto di farina di mandorle, confezionata nel laboratorio-cucina dell’associazione e a parlarmi dell’associazione. Nel giro di due minuti, giusto il tempo di una telefonata, ha organizzato l’acquisto, la vendita e il luogo di consegna di tre vassoi di frutta per me, perché a Palermo portare in tavola il 2 Novembre, giorno di Ognissanti questi frutti colorati è di tradizione.

Grazie al mio girovagare come turista nei giorni successivi ho scoperto da dove deriva il nome di questi dolcetti che hanno una storia curiosa legata a quella delle suore del convento attiguo alla Chiesa della Martorana, (chiesa di San Niccolò dei Greci) a Palermo. La tradizione vuole che le monache del monastero benedettino in occasione della visita di Carlo V a Palermo (ma in rete si trovano riferimenti a visite Papali e/o di Vescovi ) avessero preparato dei dolci a forma di frutta, in particolare di agrumi, da appendere al posto di quelli veri già raccolti per abbellire gli alberi spogli del loro giardino e accogliere nello splendore dei colori il sovrano (o chi per lui) in visita.

Com’era da immaginare il mio vassoio é finito in men che non si dica, ed é stato una vera esplosione di gusto. La frutta é squisita e la differenza con quella che usualmente si trova in commercio é evidente: con la ricetta “di casa” i frutti sono meno dolci e stucchevoli, prevale il sapore delle mandorle e l’impasto é morbido. Tutta un’altra cosa per gola e palato e forse anche per la dieta! Proverò a chiedere ad Ilenia se ci gira la sua ricetta.

Ma chi sono le “mamme dello Zen”? Lo ZEN (acronimo di Zona Espansione Nord) è uno degli ultimi grandi quartieri popolari realizzati a Palermo. Ha una parte più recente, denominata Zen 2 ancora in parte mancante di urbanizzazione primaria completa e molte delle famiglie che che la abitano è ancora in attesa dell’assegnazione definitiva degli alloggi. Le mamme dello Zen sono donne – ma sono parte attiva dell’associazione anche genitori e bimbi – che si confrontano tra loro e partecipano attivamente ai programmi offerti dall’associazione che dispone di una struttura di 700 mq dove vengono svolte attività educative e di sviluppo che hanno come finalità “un percorso di crescita dell’intero quartiere” a partire delle capacità e competenze degli abitanti per il superamento di ogni forma di marginalità e per la valorizzazione della cittadinanza attiva.

il Laboratorio Zen Insieme opera da oltre trent’anni. Nasce nel 1988 dall’impegno di un gruppo di assistenti sociali che insieme ad alcuni abitanti del quartiere si sono attivati per il riscatto e la dignità di questo quartiere che é una delle zone più difficili di Palermo. Il progetto nel tempo ha preso corpo e continua grazie anche all’impegno di un gruppo di giovani. Il centro ospita oggi i programmi Punto Luce e Spazio Mamme realizzati in collaborazione con Save The Children e ha in carico più di trecento minori coinvolti in attività di doposcuola, laboratoriali, didattiche, culturali, sportive, ricreative. Ospita una biblioteca che é punto di riferimento anche per per il territorio circostante.

L’Associazione ha inoltre contribuito al recupero di aree importanti come l’orto adiacente al centro, il campetto A. Parisi e il giardino di via Primo Carnera, progettato da Gilles Clément e Coloco per Manifesta12, luoghi restituiti all’utilizzo e assicurati alla cura dell’intera comunità.

Tanti sono i progetti in corso e per questo vi suggerisco di visitare la loro pagina web dove trovate tutto sulla storia e sui progetti in corso e sui modi pre sostenere l’associazione.

Qui il link alla loro pagina web: Zen Insieme

Qui il link alla pagina instagram di Ilenia e alla pagina web di Lorella

Qui il link alla pagina del progetto del giardino progettato da Gilles Clément e Coloco per Manifesta12

Earth Day

Quando contempli la Terra vedi che ha numerose virtù, di cui la prima è la solidità. La Terra riesce a sopportare moltissime cose, riesce ad assorbire i numerosi urti e schianti che si abbattono su di essa.

La seconda virtù é il suo essere creativa. Ha dato alla luce una miriade di splendide specie, compresa quella umana. Fra noi ci sono numerosi compositori e musicisti di talento ma la musica creata dalla terra è la più splendida. Alcuni di noi sono artisti e pittori eccellenti, ma è la terra ad aver creato i passaggi più stupendi. Se guardiamo a fondo possiamo scoprire le numerose meraviglie che compaiono sulla Terra. Nemmeno lo scienziato più geniale può creare il magnifico petalo di un fiore di ciliegio o di una magnolia.

La terza virtù è la non discriminazione: la terra non giudica mai una cosa come buona o cattiva, ne scorge invece il legame con tutto il resto. Noi umani abbiamo fatto cose avventate che le hanno nociuto, ma non è arrabbiata con noi. Ci conduce alla vita e ci accoglie quando torniamo da lei. Possiede le virtù della pazienza, della stabilità, della creatività, dell’amore e della non discriminazione. Quando riuscirai a riconoscere tutto ciò, percepirai il legame fra te e la Terra.

Se osservi in profondità e percepisci il tuo legame con la Terra proverai ammirazione, amore e rispetto. Quando ti renderai conto che la Terra non è soltanto l’ambiente, ti sentirai incline a proteggerl a in prima persona. Sei un figlio della Terra. E la Terra è dentro di te. Sai che non c’è differenza tra te e lei. In quel tipo di comunicazione non ti senti più alienato.

Thich Nath Hanh, ”Lettere d’amore alla Madre Terra”, Garzanti

Tratto dal cap. 1 ”Noi siamo la terra

ritratto di guerriera

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.

I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici”.

Khalil Gibran

Ci sono donne speciali, forti, ferite profondamente dalla vita ma non vinte. Cristina é una di queste. La vita le ha tolto tanto, privandola negli affetti più cari, colpendola in basso. E lei dal basso ha ricominciato, togliendo gli abiti eleganti, indossando scarpe e vestiti comodi, piegando la schiena e usando le mani. 

Recita un proverbio contadino: “la terra é bassa”.

E per Cristina che conosce la fatica di convivere con il dolore (la sorella barbaramente uccisa da un uomo a soli 24 anni per futili motivi) cosa vuoi che sia piegarsi verso terra e faticare se non salvezza? 

Cristina ha fatto sua la resilienza delle piante. Il dolore trasformato attraverso il lavoro fisico, dal contatto con la natura, madre accogliente capace di restituire amore alle anime a cui la vita ha tolto tanto. Il lavoro in giardino come terapia di apertura e di rinascita. Perché é proprio nel giardino di famiglia, tra iris ed erbacce che Cristina ha intravisto una possibilità.

“Io e il mio giardino ci prendiamo cura a vicenda l’uno dell’altra. Mettere letteralmente i panni della giardiniera, ogni giorno dopo il mio lavoro d’ufficio in banca, mi ha fatto rinascere, regalandomi nuove energie.”

Il giardino sorge su un terreno di 1.000 metri quadrati posti su terrazzamenti nella località di Trebecco a Credaro. Fu suo padre Luigi, botanico appassionato a realizzarlo nel 1982 con l’aiuto della moglie. Fu lei a suggerire di utilizzare le iris in quel terreno scosceso, perché da bambina aveva visto i contadini utilizzare quei fiori per rinforzare i fossi e compattare il terreno. Le iris sono piante fortissime, vivono con poco, sono resistenti al freddo, alla siccità e non richiedono particolari cure. Sono piante guerriere, come Cristina.

“Mio padre coltivava e ibridava iris barbate da più di trent’anni, pertanto fin da ragazzina il binomio iris-giardino di Trebecco mi veniva naturale. Ma ho percepito la portata della collezione delle iris quando, dopo averla ereditata, ho iniziato a mettere mano alla mole dei suoi appunti botanici e ho trovato gli innumerevoli certificati di registrazione dell’American Iris Society, la massima autorità in materia.”

Quando il padre Luigi muore, Cristina eredita il giardino in stato di abbandono. Chiede aiuto alle sue 13 cugine per salvarlo: erano necessarie pulizie profonde e il ripristino dei muretti a secco crollati. Nel 2018 dopo due anni di lavori, il giardino é pronto per dar corpo alla prima idea di Cristina: l’apertura al pubblico. Nasce il progetto “Le iris di Trebecco”, luogo dove “celebrare bellezza”. Inserito nel castello medievale di Castel Trebecco, vicino Bergamo, in primavera esplode: sono circa 4000 le iris barbate della collezione che fioriscono in più di 150 sfumature colorate. 

“Uno dei miei obiettivi primari per i prossimi anni riguarda la classificazione di tutte le iris della mia collezione, individuando gli ibridi creati da mio papà in 30 anni di ricerche. Tutte le tipologie classificate verranno poi divise e moltiplicate per essere destinate alla vendita.”

Cristina oltre all’esposizione di fiori offre corsi di acquerello e composizione floreale e organizza degli slow-weekeend tra fiori e percorsi eno-gastronomici nelle località del territorio.

Dal 2018 Cristina non si é più fermata, neppure durante il lock-down. In quei giorni nel giardino non é potuta andare ma lei, resiliente, da casa si mette in cammino con il pensiero. Da quel substrato pieno di idee e di iris e dai volumi del padre che la circondano, nasce nel 2020, in pieno lock-down, l’idea di dedicare alla sorella, e idealmente a tutte le donne vittime di violenza, la “Biblioteca della natura Paola Mostosi”. Riordina i libri del padre e poi avvia una campagna di raccolta di libri ed opere d’arte a tema naturalistico attraverso i social, che parte da subito alla grande.

“Adesso il mio lavoro principale consiste nella catalogazione di tutti i volumi che sto acquistando e ricevendo. La prima donazione importante è stata la raccolta dei volumi di arte floreale di Alessandra Paccanelli, flower designer, scomparsa anni fa. Il fatto che gli eredi, per non disperdere questo patrimonio, avessero pensato a me è stato significativo e l’ho percepito come un riconoscimento di stima, ma anche come l’inizio di una nuova sfida.”

La campagna di raccolta é ancora attiva. Si può donare contattando Cristina su Facebook e Instagram, che é il “luogo” che ci ha avvicinate. 

Attualmente Cristina é impegnata nella ricerca di una sede per la biblioteca, che lei vede come un luogo in continuo divenire. Le piacerebbe trovare dei finanziamenti per creare borse di studio per giovani artisti. Una sorta di “giardino dell’arte”, dove gli artisti per un certo periodo di tempo potrebbero interagire, ibridarsi e metaforicamente “far nascere fiori”; le creazioni (negli ambiti della scrittura, arti figurative e musicali) entrerebbero a far parte di una collezione in esposizione permanente presso i locali della biblioteca.

“La Biblioteca della Natura sarà un luogo duttile, dove la consultazione dei libri sarà una delle attività. Ci saranno “laboratori” (con materiali provenienti dalla Natura e dal riciclo dei materiali), worshops, presentazioni di libri, mostre di fiori, fotografie e tanto altro.”

Il filo conduttore sarà il favorire “bellezza” e “benessere” nel loro senso più ampio: mentale, spirituale e fisico.

Sabato scorso ho abbracciato e ascoltato Cristina, che considero “maestra di vita”, raccontare la sua storie e i suoi progetti a “Fiorissima”, la Mostra Mercato Florovivaistica di Ovada (Al). Ho avuto conferma della sua forza e della sua resilienza. La sua storia dimostra come possiamo dare il meglio di noi anche se la vita ci pone di fronte ad eventi terribili. 

C’é una storia sufi che Chandra Livia Candiani racconta nel libro “il silenzio é cosa viva. L’arte della meditazione” che descrive la parabola di Cristina.

«Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L’asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi. Infine, il contadino prese una decisione crudele: concluse che l’asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l’animale dal pozzo. Al contrario, chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l’asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L’asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l’asino rimase zitto. Il contadino allora si decise a guardare verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide. A ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l’asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, l’asino riuscì ad arrivare fino all’imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando».

Ecco Cristina é così: una che non si é arresa che non si é comportata da vittima ma ha trovato il modo per emergere e trasformare la sofferenza in salvezza. Mi piace immaginarla nei panni di Virabhadrasana. Vira in sanscrito significa “eroe”, uomo coraggioso e bhadra significa “buono”, benevolo, di buon auspicio. Il grande guerriero Virabhadra che emerge dalla terra (Virabhadrasana 1), sfodera la sua spada (Virabhadrasana 2), carica il colpo (Parsva Virabhadrasana ) e taglia la testa a Daksha (Virabhadrasana 3) ma questa é un’altra storia. Cristina con la spada ha incanalato il dolore e lo ha trasformato, perché solo accettando il dolore e la sofferenza possiamo aprirci al cambiamento e rinascere in un bellissimo fiore.

dove trovi Cristina:
Il giardino di Trebecco, via Casteltrebeco 5, Credaro (BG) 
mail: cri.mostosi@gmail.com
facebook: Giardino "Le Iris di Trebecco"
instagram: leirisditrebecco 
 

Yoga ad Acqui Terme

“L’essenziale è invisibile agli occhi, si vede bene solo con il cuore” Saint-Exupery

Questo secondo periodo di lock-down è stato un periodo particolarmente duro, che ha portato ulteriori cambiamenti nelle abitudini e in quasi tutto intorno a noi. Per quel che mi riguarda la pratica personale è stata una compagna fedele, ma il calore e il conforto sono arrivati dagli studenti della shala virtuale che con la loro partecipazione mi hanno sostenuta e mi hanno di fatto reso la vita piena. Per questo, appena è stato possibile, ho invitato il mio gruppo ad Acqui Terme. Volevo ringraziare tutti per l’affetto e il supporto ricevuti. Ed è stato emozionante tornare a praticare insieme dopo tutti questi mesi di chiusura.

“ E’ facile trovare bellezza e vera gioia dove il cuore, la fantasia, il coraggio e soprattutto la sincerità del sentire e del fare hanno il sopravvento: poche cose più di un giardino possono far sentire un cuore e il suo palpito.” P. Pejrone 

Ad Acqui Terme passo molta parte del mio tempo in solitudine. La casa dove vivo ha un bellissimo giardino che curo insieme a mio marito e mi piace pensare che in un certo senso ci rappresenti: è forte e robusto e non ha bisogno di troppe attenzioni. Ed è uno dei miei maestri. 

Chi cura o ha la fortuna di frequentare un giardino sa che il giardiniere deve sviluppare l’arte della pazienza. Come nello yoga in giardino non c’è fretta. Il coltivare ha i suoi tempi. Lenti. 

Quanto siamo cambiati in questo anno? Tanto. Basta pensare alla nostra pelle che si rinnova completamente in un mese (in un anno ne perdiamo senza accorgercene circa un 20 chili). Qualcosa muore per essere sostituito. Osservare un giardino rende palpabile il concetto della trasformazione. Abbiamo sotto gli occhi il tempo con le sue fasi. Suggerisce quando è necessario rallentare e andare in letargo. Vivere nell’apparente immobilità. A noi che siamo anestetizzati dal cemento, le stagioni del giardino ricordano che la vita è un ciclo e non segue una linea retta. La primavera segna la ripresa, la rinascita, l’energia vitale non si contiene, e scorre, e trasforma. 

La vita metaforicamente è ripresa anche per noi questa primavera grazie anche agli effetti della vaccinazione di massa che ha reso possibile rivederci, non troppo lontano da Genova, per una giornata di pratica e di relax. E quale posto migliore di un giardino? La quiete rigenerante di Cascina Loreto era quello che ci voleva “per guardare oltre”.

Nonostante il poco preavviso chi è riuscita ad organizzarsi è stata accolta da prati rigogliosi e ben rasati (tutto merito di mio marito) dai carpini e dai tigli pieni zeppi di foglie e da una esplosione di colori. Le peonie in boccio con il loro profumo, i mughetti, i primi boccioli di rose e le iris multicolori in quantità. E anche il meteo ha fatto la sua parte, regalandoci una giornata con sole pallido e poco vento, quando a Genova le nubi erano grigie e minacciose.  

Abbiamo praticato sotto i carpini in sintonia con il fruscio dei rami mossi dal vento, dei cinguettii degli uccellini, dei profumi. Consapevoli di essere corpi energetici in sintonia dell’universo; corpi che si trasformano, che assumono forme talvolta sospese ma sempre connesse tra terra e cielo. La pratica yoga. Rigenerazione, equilibrio, respiro e meditazione.

A scompaginare la “sacralità del momento” ci ha pensato Tan, il mio gatto, che sul finire della sessione si è precipitato tra i tappetini con un topino in bocca, forse credendosi Gaṇeśa.

Il momento conviviale non poteva mancare. Intorno al tavolo da pranzo. Il menù vegetariano, quasi tutto auto-prodotto con ingredienti locali.

Nel menù:

Trofie al pesto (*)

Sfoglia di zucchine tonde

Torta di erbette e ricotta

Torta ripiena di cipolle e zucchine

Formaggetta di capra di Roccaverano

Torta alle mele al profumo di limone

(*) direttamente dal mio pastificio preferito  

ricominciare

Ecco qui, vi racconto un’altra novità: la mia prima diretta su Instagram! Ieri sera sono stata invitata da Aga Nowack – di lei vi ho già raccontato qui – per una chiacchierata sul “ricominciare”.

Uno dei miei mantra preferiti lo sapete é  “ogni giorno é un nuovo giorno” nel senso che  “ogni giorno é un nuovo inizio”. Dipende da noi, da che rotta vogliamo dare alla giornata e alla nostra vita. Senza bacchetta magica possiamo avviare dei cambiamenti anche piccoli, che una volta ripetuti diverranno significativi. Ho raccontato ad Aga, come nel mio caso il cambiamento sia avvenuto con lo yoga. Se avete letto la mia bio sapete che nella mia “vita prima” ero una libera professionista, un’architetto che cercava di lavorare nell’ambito dell’architettura sostenibile e molto del mio lavoro era in cantiere. Chiusa questa attività, inizialmente con dispiacere, molta apprensione e insoddisfazione, mi sono presa una pausa piuttosto lunga che é servita per elaborare il “lutto”, per farmi alzare le antenne e a posare i piedi su un tappetino di yoga. A piedi nudi é partito “il mio nuovo luminoso giorno”. Lo yoga é diventato “uno stile di vita”, mi ha spinta ad approfondire, a studiare e ad impegnarmi in un percorso profondo, lungo quanto la vita. Rimanendo “ricettiva”, approfondisco ed esploro. Sperimento. In questa circumnavigare ho incrociato Aga e il suo metodo. Ed io che mai avevo fatto un massaggio al viso e tantomeno avevo mai mostrato interesse per la cura di questa parte del corpo, mi sono detta, prova! 

La ginnastica facciale di Aga mi ha convinta perché l’ho trovata sincera ed in sintonia con le regole di condotta personale di uno yogi.  In particolare con due di questi insegnamenti: shauscha e samtocha. Shausha e’ il primo dei niyama, alla cui base c’é l’idea di prendersi cura del nostro corpo visto come un “tempio”, sia dal punto di vista fisico che mentale. La nostra “casa sacra” va pulita, purificata, rinnovata. Le impurità si rimuovono attraverso la pratica delle asane, una corretta igiene personale, e attraverso l’alimentazione che dovrebbe essere il più possibile salutare.  Praticando queste abitudini migliora la nostra esistenza e lo vediamo nel corpo che cambia, aumentando in forza e flessibilità. Nel viso, che si apre e risplende, e a cascata lo avvertiamo nell’umore. Nella mente la negatività lascia il posto ai pensieri positivi e ci sentiamo meglio, siamo più amichevoli e allegre. Impariamo l’accettazione e il cambiamento é avviato. Stiamo vivendo applicando santosha, la regola della “contentezza” della “gioia” della “felicità”. E’ dall’esperienza di accettazione della vita, di quello che siamo e di qualunque cosa la vita ci abbia portato o ci porterà che la vita cambia. Quando realizziamo che la vita é un processo, un’evoluzione, siamo spinte in modo naturale ad andare avanti e a non “mollare”. Abbiamo tra le mani la chiave di questo niyama, che ci insegna che proprio attraverso il potere della contentezza, la nostra vita e quella dei nostri cari migliorano. Ed é vero che la felicità é contagiosa. Provate a sorridere al vicino di casa! E raccontatemi.

Con amore 

Federica

meditation challenge

Ho iniziato oggi la mia prima challenge. Lanciata su Instagram dalla Baliyoga community consiste in 21 giorni di meditazione recitando il Gayatri Mantra. Il mantra va ripetuto 108 volte, perché questo numero é considerato sacro per molte religioni e tradizioni orientali. I mala – rosari tibetani – sono formati da 108 grani. La distanza del sole e della luna dalla terra è 108 volte il loro diametro. 108 sono i Pitha – centri sacri – sparsi in India. E 108 sono anche le qualità del Buddha.

Se vuoi unirti alla challenge ti basta ritagliare una mezz’ora del tuo tempo da dedicare alla tua crescita interiore e spirituale. Seduta a gambe incrociate, chiudi gli occhi e ripeti il mantra.

Se vuoi essere sicura di recitarne 108, puoi utilizzare un mala. Per ogni grano si recita un mantra.

Se non lo hai, prendi due tazze e in una metti 108 semi (ceci, fagioli, soia, perline). Tieni le tazze vicino a te in modo che siano a portata di mano. Per ogni mantra recitato sposti il seme dalla tazza piena alla vuota. 

Ci prepariamo all’equinozio del 21 Settembre, in cui entreremo nella stagione autunnale, giorno in cui nella tradizione yoga si praticano 108 Saluti al sole.

Il testo del Gayatri e’ questo: 

Om bhur bhuvah svah

tat savitur varenyam

bhargo devasya dhimahi

dhiyo yo nah prachodayat

Se hai un profilo Instagram unisciti alla challenge postando una tua foto (nelle storie  o nel tuo profilo) con gli hastag  #meditation  #baliyogachallenge #fede_yoga_

Con amore Federica

face yoga

sono bellissima, sono perfetta così come sono, mi voglio bene

Aga Nowak

Quante cose sono cambiate da un anno a questa parte? Vi ho in parte già raccontato, forse non in dettaglio, della mia evoluzione, delle persone che sono entrate e uscite dalla mia vita, delle cose che ho abbandonato e del nuovo sopraggiunto. Questa che racconto oggi é una delle cose che merita di essere raccontata. 

L’antefatto si svolge in una Milano pre-covid. Arrivo nello studio di yoga dove avrei dovuto fare l’ultima  delle mie ore in presenza coadiuvando l’insegnante con gli “adjstment” appresi da Doug Swenson durante il suo teacher training. Conosco Stefania, che quel giorno sostituiva Simona Tarabini per un imprevisto dell’ultimo minuto, e la seguo condurre la sua lezione di vinyasa flow. Saluti e baci e si rientra.

Cambio di scenario. Genova. Lock-down. Interno casa. Cellulare “rovente”.  Uso più spesso Instagram e le sue “dirette” che in quei giorni erano uno dei riti quotidiani. E becco per caso Stefania che conversa con una bella ragazza bionda. L’argomento non era lo yoga ma il viso, ma le due cose sono connesse. Non avevo capito granché perché la conversazione era ai saluti. Incuriosita, ovviamente, le scrivo subito. Lei mi invia una foto che la ritrae prima e dopo il corso, foto che trovate pubblicata nel profilo Instagram “Faceup.club”, e mi racconta il metodo di Aga Nowak. Un metodo assolutamente naturale. Niente robe strane. Nessun attrezzo se non, olio naturale per il viso e una cannuccia. Costanza ed esercizi. Per i muscoli del viso e del collo. Stefania mi spiega con qualche vocale per far prima, e mi rimanda a visitare profilo e sito web. In cinque minuti decido. Acquisto il corso Faceup – piu’ bella in quattro settimane – ed entro nel Faceup Club.

Per iniziare documento “il prima” con un primo piano del viso, poi inizio il corso insieme a mia mamma, dato che in quel periodo eravamo recluse insieme. Inserisco gli esercizi di Aga nella mia routine quotidiana: sveglia 6:15, due bicchieri di acqua calda, la mia pratica Mysore sul tappetino yoga fino alle 8:00, doccia, colazione e “face up”, 30 min.

Costante e motivata, eseguo gli esercizi tutte le mattine per le quattro settimane del corso. Con mia mamma ci divertiamo pure. Tante le risate che ci aiutavano anche, perché sdrammatizzare ci faceva pure stare meglio. Durante gli esercizi ci sono espressioni buffe e quando sei in coppia la risata parte di sicuro! Tra l’altro avevamo anche il pubblico del cantiere di fronte al nostro palazzo; ma chissene….La routine giornaliera é suddivisa in quattro video. Una base musicale accompagna le spiegazioni chiare e semplici di Aga che esegue con te gli esercizi. La sessione cambia settimanalmente e si concentra su una parte del viso in particolare, che viene stimolata attraverso esercizi mirati. La struttura della classe quotidiana rimane invariata : risveglio, riscaldamento, esercizi, rilassamento.

I miglioramenti si vedono subito dopo i primi giorni, e alla fine delle quattro settimane sia io che mia mamma eravamo decisamente soddisfatte. Perche’ sei tu, ma sei diversa. La foto centrale, scattata dopo una notte insonne testimonia il cambiamento alla fine della quarta settimana. 

Dato che e’ una ginnastica non puoi abbandonare la pratica. Io in attesa che escano i video del corso avanzato, continuo con gli esercizi, almeno 3 giorni a settimana. La foto a destra é di oggi. A parte l’abbronzatura leggera che già di per se dona, che ne dite?