Divagazioni

Nel momento che diventi forma la tua narrazione é il frammento di un testo in divenire, racconta di te e del tuo vissuto ma si sovrappone alle scie narrative dissolte nel tempo; paesaggi e figure mitiche con le loro storie affascinanti e articolate. Storie che si ricompongono in un universo possibile.

La narrazione si discioglie ancora nel passare oltre. Il respiro tesse le trame, attinge dagli echi del passato e proietta soffi nel futuro, in un flusso continuo che sempre si rinnova. Realtà materiale e ipotesi immaginifiche. Ma non é sogno né sonno. Puoi esplorare spazi che assumono colori anche se invisibili. Questa é la sfida. Lavorare come un nomade sui confini del reale. La direzione é in ascesa ma all’ascesa arrivi solo se hai esplorato le tue zone d’ombra. Così si impara dai racconti. Percepisci le direzioni, i punti di luce e i suoni? 

Allontanarsi surfando da chi ha risposte, da chi spiega ma é tutto esterno. Allontanarsi dalle immagini del vorrei e dai rumori delle maschere. Tra le onde i teatrini si dissolvono.

Dentro ogni asana c’é una storia

asane yoga e paura

La paura e’ un atto di protezione. Una volta che ne facciamo esperienza la memorizziamo. Sta con noi, acquattata ma vigile. Osserva un gatto. Sta placidamente disteso ad occhi chiusi con la coda morbidamente in movimento. Appena fiuta che qualcosa non va scatta come un fulmine. Conosciuta l’esperienza della paura, il nostro corpo, se risponde bene, accusa il colpo, memorizza e poi si rilassa. Se invece lo stato di tensione e’ prolungato e non ci da tregua, non abbiamo pause per recuperare. Diventiamo come i gatti quando sono impauriti. Schiena curva, pelo ritto, occhi strabuzzanti, fiato corto. Ogni cellula del nostro corpo viene catturata dalla paura. Se non rispondiamo con un messaggio di calma lei continua a lavorare, a scavare. La paura cronica scava solchi che ci portano ad implodere. Le asane sono un modo per confrontarci con la paura, le fa riemergere in superficie. Su di me le inversioni sono il top per affrontarla. In un altro modo lo sono anche gli inarcamenti e le torsioni..…come dire…il lavoro non manca!

Sirshasana ha liberato il primo “brivido” imprigionato!  Staccarmi dal muro, sentirlo arrivare, e scendere lungo la schiena. Resistere, lottando con le paure, soccombere. Le prime volte ti fermi. Dietro di te c’e’ il vuoto e non ti lanci. Hai conquistato il bordo. Poi sul bordo dell’abisso ci torni e ci appoggi anche il piede,  ci respiri anche, e torni indietro in sicurezza. Poi riprovi. E poi, e poi. Ci sta anche che cadi. Ti rialzi e riprovi. E poi un giorno arriva il miracolo. La gamba ti tira su e arrivi in cima, respiri, prendi il controllo per quei due secondi e senti scendere in te la pace nei tessuti fino all’anima. La stabilita’ e la calma, finalmente! Per poco ma c’e’ l’hai fatta.

Puoi fare un passo in avanti. Di passo in passo, sono arrivata a sirshasana 2, partendo da prasarita padottanasana. Altro step, altre oscurità da portare in luce . Altri misteri. Li’ senti che le gambe volano. E se hai paura di volare… ci devi mettere presenza, controllo, intenzione. Ho iniziato a lavorarci da sola, perche’ insieme agli altri in classe mi bloccavo per paura di cadere e invadere il tappetino degli altri. Ahimsa sempre. Parlo dei “bei tempi andati”…quando si praticava in classi affollate, mat contro mat, con scambio attivo di prana….

pre-covid insomma… e comunque il brividino blu ogni tanto rispunta…