Masterclass di Vinyasa Krama a Roma – 15/03/25
Anche un quadro senza ombre
non ci concede le sue figure.
Accolta, l’ombra cede la sua forza.
Cessa la guerra tra noi e noi stessi
e perció siamo in grado di dire: “Ebbene sì, sono anche questo”
U. Galimberti






Sono partita da Genova con la pioggia scrosciante ed arrivata nella capitale che mi ha accolta con la sua vibrante energia primaverile! Roma era in fermento, popolata come sempre da visitatori di ogni nazionalità, attratti dalla sua bellezza senza tempo e dai numerosi eventi del weekend. In questo scenario dinamico, nel cuore del quartiere Monteverde, un gruppo eterogeneo di yogini si è ritagliato uno spazio di ascolto e presenza, partecipando alla mia masterclass di vinyasa krama.
Ascoltare per conoscerci meglio, per esplorare le nostre ombre e rompere gli automatismi con cui viviamo e ci relazioniamo. La pratica dello yoga, se sincera e costante, ci offre questo potere trasformativo. Ci insegna a riconoscere i nostri limiti senza subirli e a prendere coscienza della nostra forza, quella autentica, che non è arroganza.
È nel respiro profondo, nei silenzi che temprano, tra un movimento e l’altro, nelle pause tra i respiri, che possiamo davvero sentire chi siamo, cosa ci serve e cosa possiamo lasciar andare.
Per allinearci con l’energia dentro di noi e connetterci con le forze cosmiche e naturali, abbiamo esplorato tecniche di respiro e l’uso dei bandha. La respirazione profonda e consapevole (ujjayi), mantenuta durante la pratica, ci ha guidato nel trovare agio nelle posture e nei movimenti fluidi del vinyasa.
In ogni respiro, abbiamo colto il senso del cambiamento, il processo continuo che ci muove anche quando restiamo immobili. Non c’è rigidità nella forma, perché siamo energia. E quando abbandoniamo lo sforzo, scopriamo la forza della resa, che non è debolezza ma fiducia. È lì che sperimentiamo la nostra vera potenza, le nostre siddhi, il nostro potere interiore.
Seguendo gli insegnamenti di Patanjali, abbiamo vissuto il principio di sthira sukham asanam: una postura non è solo una posizione del corpo, ma uno stato dell’essere. Stabilità (sthira) e comodità (sukha) coesistono in equilibrio, in un’armonia tra impegno, rilassamento e abbandono.
La classe si è conclusa con una meditazione sulla “geografia energetica del corpo”. Paure, desideri, bisogno di controllo o di libertà: la mente modella il corpo. Dolore, traumi, malattia scavano solchi, plasmano la nostra postura, la nostra essenza. Attraverso il respiro, abbiamo diretto l’energia verso le zone in ombra, accolto le emozioni emerse e lasciato andare ciò che ingombra, creando spazio per la gioia.
Questo è stato il nostro viaggio nel corpo, accompagnato dal canto primaverile degli usignoli tra i rami degli alberi che circondano la palazzina che accoglie la shala. La pratica scardina, apre varchi, trasforma.
Grazie a tutte le yogini che hanno condiviso con me questa bella mattinata romana e grazie a Valeria Messina che mi ha portata in questo luogo magico.




